E’ morto Mario Monicelli, va beh… prima o poi si muore tutti dirà qualcuno, ma è vero che si sente qualcosa di diverso quando muore un grande? Direi di si.
Eppure la morte è come a’ livella diceva Antonio De Curtis in arte Totò, davanti alla morte siamo tutti uguali ma, comunque c’è sempre una differenza, perché se dopo la morte saremo tutti uguali, quello che conta e che fa muovere a’ livella è cosa uno lascia dietro di se dopo la dipartita, che sostanzialmente si traduce in come uno ha vissuto la sua vita.
Gli artisti sono dei privilegiati in questo, per loro è facile lasciare qualcosa di tangibile di grande ai posteri, gli artisti sono dei raccomandati, quelli che per uno strano destino hanno ricevuto il dono e quindi il loro passaggio sulla terra non sarà mai dimenticato. Se non è fortuna questa! E il cinema, i bei film sono un gran bel lascito a noi che rimaniamo.
Commedia all’italiana: Dino Risi, è il padre della commedia all’italiana, che si chiama così perché è simile come struttura alla classica commedia americana ma è… italiana.
Il Sorpasso di Dino Risi è secondo molti critici la prima commedia italiana ma non solo, lo sapevate che Il Sorpasso è il primo film on the road che sia mai stato girato? Eh.. per una volta gli americani con Easy Raider sono arrivati dopo, ma tanto dopo, pure con distacco…
I Soliti Ignoti (Mario Monicelli 1958) molti sostengono sia la vera prima commedia all’italiana, io non sono d’accordo ma questo non fa testo, però è sicuramente il primo film mai girato che fosse imperniato su una rapina, dove tutta la storia gira e si snoda esclusivamente intorno ad una rapina, altro che gli americani… La Grande Guerra (Mario Monicelli 1959) a qualcuno sarà sembrato un film sulla prima guerra mondiale, si certo è così, ma non solo, è stato anche il primo film in cui dei soldati italiani venivano descritti non come gli eroi indomiti, pronti a morir per la patria bella tipo Istituto Luce, ma come dei poveri cristi italiani, furbi e per nulla inclini all’eroismo, e divenuti poi eroi, loro malgrado, eh… si.
L’Armata Brancaleone (Mario Monicelli 1966) non è solo un film dalla comicità dirompente, dall’ambientazione strana: un inverosimile medio evo, film dal contenuto variegato da personaggi incredibili e comunque pittoreschi, l’uso di un italiano arcaico ma assolutamente inesistente, completamente inventato. L’Armata Brancaleone è si questo, ma anche molto di più, è stato un film che è entrato talmente a fondo nell’immaginario popolare da diventare un modo di dire, difatti nella lingua parlata di oggi per “Armata Brancaleone” tutti quanti si intende qualcosa di sgangherato all’inverosimile. E la musica? Chi è in grado ancora oggi di resistere al richiamo del: Branca! Branca! Branca...!
Romanzo Popolare (Mario Monicelli 1974) qui bisogna fare un discorso a parte perché sia questo film che il: C’eravamo Tanto Amati (Ettore Scola 1974) sono due film, i primi due film mai girati prima in cui il flash-back viene utilizzato come filo conduttore dell’intera storia. E chiaro che qui parliamo di due giganti della regia, due immensi maestri e quindi diventa difficile capire chi sia stato il primo ad avere l’intuizione oltretutto i due fil sono usciti nello stesso anno. Però è un fatto che se anche Hitchcock nei suoi film aveva già usato il flash-back, egli l’aveva fatto solo o all’inizio del film o in un solo punto della storia, i nostri due registi nei due film citati invece, sono stati i primi a usarlo continuamente all’interno della storia, rendendolo parte integrante e filo conduttore.
Amici Miei (Mario Monicelli 1975) qui, nonostante l’enorme successo di pubblico e di critica si coglie il declino del regista, stupenda commedia in cui però, per la prima volta viene a mancare la scintilla della novità assoluta, ma nonostante questo trascurabile difetto, il film crea addirittura un filone, uno dei primi, di enorme successo. C’è da dire che il progetto iniziale fu di Pietro Germi che purtroppo morì prima dell’inizio delle riprese.
Verso la metà dei settanta, quando incominciarono a scarseggiare i produttori, successe la catastrofe: Sull’onda del successo ottenuto dal Decamerone di Pasolini i cinema italiani furono invasi da un mare di filmetti a basso costo, tutti uguali anche nei titoli. Erano film in cui c’erano solo tette e culi, battute volgari e storie inesistenti, girati da registi che si nascondevano dietro pseudonimi stravaganti e attori/attrici di second’ordine. Il fim pecoreccio.
Veniva spacciato come nuova commedia all’italiana, ma coi capolavori di De Sica, Germi, Scola, Monicelli e Risi e Steno non avevano niente con cui spartire, la commedia all’italiana era morta.
Per fortuna due ragazzacci dal genio immenso e con la testa stracolama di idee e progetti, con pochissimi soldi e tantissimo coraggio, riuscirono nel miracolo di resuscitare la commedia italiana. Ricomincio da Tre (Massimo Troisi 1981) e Non Ci Resta Che Piangere (Roberto Benigni & Massimo Troisi 1985) furono due film che senza l’aiuto di tette e culi e battutacce e scene scabrose, senza raccontare di professoresse o soldatesse o di Pierini e corna, ma solo con la forza della comicità crearono due capolavori di commedia che resteranno nella storia del cinema italiano.
Noi dobbiamo molto a quei due ragazzi, anche se il povero Massimo non c’è più, noi gli dobbiamo molto perché sono stati capaci, in un momento in cui tutto questo sembrava impossibile, loro sono riusciti a far risorgere la nostra commedia.
Anche se combattere contro il cinepanettone è dura…
PS: Mi piacerebbe che questo diario fosse commentato anche da Andy... |