PERCHE’ SFASCIARE UNA GIBSON? L’UTILITA’ DI UN TAROCCO
di diumafe [user #17831] - pubblicato il 12 ottobre 2010 ore 15:23
“Questa volta ho in mente un grande show… ma mi devi aiutare!”.
“Va bene. Allora ti porto io all’ospedale psichiatrico o ti mando l’ambulanza come la scorsa volta?”
“Dài, non scherzare”.
“Fosse facile…”.
“Ho in mente di fare un grande concerto col mio gruppo e, per lanciarci, ho in testa di spaccare una chitarra.”
“Se mi aspetti a casa ti raggiungo e te la spacco io in fronte. Facciamo una Spaccocaster in Frontman. Eh, che dici?”.
“Dai, non scherzare. Dico sul serio. Ci sono tutti i miei amici. Devo impressionarli”.
“Basta che suoni mentre ti metti le dita nel naso, come fai sempre. Farai molta impressione”
“Dài, non scherzare. Voglio spaccare una Gibson per terra… Come Pete”.
“Ok. Allora dimmi dove suoni, almeno vengo con la carabina e ti sparo in mezzo ali occhi prima che tu possa compiere l’insano gesto”.
“Dài, non scherzare. La Gibson in questione devi farmela tu. E deve suonare, perché devo suonarci un pezzo e poi fracassarla per terra.”
“Allora aspettami a casa che ti vengo a sparare subito. Ma sei scemo? Ma hai patito da piccino? La mamma dava tutta la cioccolata a tuo fratello maggiore? Hai visto il tuo gatto mentre copulava con la gatta e sei rimasto traumatizzato?”.
“Dài, non scherzare”.
E’ iniziato tutto così. Per gioco.
Poi spiegando la situazione mi sono accorto che l’occasione era ghiotta per vari motivi.
Mi avrebbe fornito una chitarra economica da “Gibsonizzare”. La suddetta chitarra è una Soundsation: nuova per me e quindi papabile di prove, sverniciamenti, brutalizzazioni varie. Tutte cose che mi allettano non poco.
Quindi ho accettato il compito.
Il budget è inesistente, quindi mi sono dovuto arrangiare con le poche cose che avevo in casa e tanta fantasia. Nessun problema.
Come prima cosa ho provato la chitarra in questione. Una Soundsation LPC 2101 CR.
Il listino ci fornisce queste informazioni:
corpo: mogano
top: acero
manico: mogano (set-in)
tastiera: palissandro
tasti: 22 medium jumbo
ponte: tune-o-matic
meccanihe: tipo Kluson
pickups : 2 humbuckers.
“Vabbeh. Chissa che cineseria” – mi son detto. Ed invece, osservandola da vicino mi sono accorto della la precisione con cui vengono assemblati questi strumenti è notevole. La vernice (per quanto sottile) è ben stesa, senza sbavature. Il binding sul corpo, manico e paletta è preciso. Non esistono “tasti da barba”: la mano corre sicura. Il peso è leggermente inferiore rispetto alla sorella “vera”. Suonandola da spenta è più muta rispetto a chitarre di livello, ma si possono sentire le sue vibrazioni sul petto. Non male. I tasti sono posati con cura, ben coronati e livellati per essere una strumento ultra-economico, solo alcuni presentano i segni della lima, ma nulla che non si possa correggere facilmente con un po’ di scotch da carrozzieri, una carta abrasiva fine e la mitica paglietta 0000.
La attacco all’amplificatore (Johnson Laredo 25W R microfonato con un AKG modello “Costopoco”): niente male. Col gain al minimo si ottiene un suono quasi pulito anonimo, ma discretamente corposo. Alzando il gain a metà esce un crunch senza pretese, ma gradevole e “ripulibile “ col potenziometro volume (che, devo, dire funziona bene per essere uno di quei minuscoli aggeggini). Un “distorto” aggressivo. Se pur si senta che non sono dei pickups “giganti”, fanno il loro sporco lavoro. Sono sicuro che con qualche pedale in mezzo e sparati in un mix non avrebbero grossi problemi a tirare avanti.
Che fare a questo punto? Il meglio!
Non mi rimane che smontare il tutto.
Adesso Oliver farà tre giravolte in reverse diving ed avrà un attacco epilettico urinoso, risolto il quale prenderà la macchina per venire a picchiarmi (e per portarmi il pannolino peno di pipì).
Non lo fare! Sto facendo tutto questo lavoro per due motivi: per fare felice un ragazzo che vuol fare un grande show e per far felice un altro “ragazzo” che aveva tanta voglia di segare una chitarra!
Mi metto all’opera. Sagomo la punta della paletta usando una dima di cartone.
Prendo una busta gialla (di una vecchia ortopantomografia) e ci stampo sopra il famigerato e ammirato logo in negativo. Ecco che appare la scritta giallastra su sfondo nero. Non male.
Apro il mitico verniciabuoi….cioè, sverniciatore e giù di pennello e spatola. La vernice è spessa coma la cacchetta di un piccione… meglio. Mi facilita l’opera. Emerge un body ed un manico fatti di mogano ed un top chiaro. Un po’ troppo morbido per essere di acero “buono”. Ma non indaghiamo.
Vernicio la paletta di nero, ci attacco il logo poi la ripasso con lo spray trasparente lucido (è più facile che in casa mia manchi la carta igienica piuttosto che lo spray lucido, una lima e il saldatore!). Ed il gioco è fatto.
Per il body nasce un problema. Come lo dipingo?
Non ho niente che mi permetta di dargli un colore omogeneo. Le bombolette sono tutte a metà e poi sono bianche, nere e trasparenti. Lasciamo stare le vernici a pennello…
Vabbeh. Non mi vengono idee. Domani ci penserò. Mentre mi faccio il giro serale in rete ecco l’ispirazione: vedo una vecchia Les Paul, bellissima, con la vernice tutta screpolata, solcata da lunghe linee quasi parallele. Ed ecco il colpo di fulmine.
Passo uno strato di vernice lucida trasparente sul body ed inizio a violentarlo rigandolo dolcemente con tante linee come quelle viste in foto. Faccio lo stesso sulla paletta. Poi passo un batuffolo imbevuto nella tempera nera e pulisco il tutto. Fantastico! Sono passati 50 anni e non me ne sono accorto! Corro allo specchio per accertarmi di non avere tutti i capelli bianchi e vado a fare la pipì per essere sicuro di non avere problemi di prostata. Pfiu…. Tutto ok (per ora!). Rimonto il tutto et..voilà! Tutto fatto. Tempo dell’intervento: 5 ore scarse.
Mi sarebbe piaciuto anche invecchiare l’hardware… ma il cliente ha fretta di sfasciare tutto! Chissà se avrà il coraggio di farlo?
Adesso non manca che sedersi e godersi lo show con una “Gibbbbson” vintage che va in frantumi con la folla in delirio! Per lo show si può anche falsificare una chitarra!