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studiare aiuta davvero? si, però

di paolone11 [user #20712] - pubblicato il 15 luglio 2010 ore 13:12

buongiorno gente,

quando ho cominciato a studiare seriamente la chitarra elettrica presso una scuola di Roma ,mi iscrissi da autodidatta, tanto orecchio e tante cattive abitudini (chitarristicamente parlando :) ). Ho studiato tre anni con un insegnante, ho fatto repertorio, studiato improvvisazione e tanta tecnica. Insomma qualche certezza l'avevo raggiunta. C'è da dire che tutti gli esercizi tecnici sulle scale e il resto, si traducevano in improvvisazioni abbatanza sterili.

Quarto anno, cambio insegnante. Lui è un chitarrista fusion abbastanza conosciuto e, inutile dire, con una tecnica e un fraseggio incredibili. Gli dico " voglio imparare a improvvisare, quindi basta fare pezzi di altri ".

Cominciano delle lezioni molto ricche di informazioni e nuove problematiche relative alle tecniche esecutive.

Insomma, tanto studio per riuscire ad abbandonare l'approccio che avevo prima, basta con scale su e giù a 3000! in poche parole smetto di suonare veloce e sicuro (potremmo dire veloce e sensa senso)..e comincio a sperimentare....

studio tanto, ma tutto questo studio ho l'impressione che non consolidi il mio modo di suonare. Mi spingo sempre oltre, ma questo, ho l'impressione che non mi faccia più distinguere quello che so fare bene da quello che vorrei saper fare bene!

Studiare e migliorare le conoscenze sulle possibilità che abbiamo sulla tastiera, aiuta nell'immediato? o solo dopo anni di pratica? e nel frattempo che si fà?

voi che ne pensate?

P.s. per non impazzire quest'anno sono tornato dal mio vecchio insegnante!


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Un post originale.
adesso sono vecchio anch'io
Outing Petruccioso
Accorete signori!!!!
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--- Mi spingo sempre oltre, ma questo, ho ...
di PietroMust [user #3859]
commento del 15/07/2010 ore 14:0
--- Mi spingo sempre oltre, ma questo, ho l'impressione che non mi faccia più distinguere quello che so fare bene da quello che vorrei saper fare bene! --- questo è quello che succede quando si imparano le cose! ..vuol dire che stai crescendo secondo me!..e prima o poi secondo me te ne accorgerai
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può essere di un aiuto immenso suonare con ...
di silversoul93 [user #22910]
commento del 15/07/2010 ore 14:2
può essere di un aiuto immenso suonare con altre persone o con un gruppo così da poter esprimerti al meglio, spesso da solo mi riesce difficile "uscire" ma con il mio gruppo diventa più facile e soprattutto, divertente. partecipa a seminari, conosci musicisti nuovi, e non solo chitarristi, rendi la tua vita da artista più viva. l' importante è che tu ti diverta come non mai
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Io mi sono sempre autogestito, con ...
di lollo__87 [user #20291]
commento del 15/07/2010 ore 14:4
Io mi sono sempre autogestito, con irregolarità e limitandomi a suonare ciò che mi piace suonare e nel modo che mi sembrava apparentemente più semplice, arrivando ad essere soddisfatto del livello che avevo raggiunto. Da un anno, quasi per sfizio, visto che iniziando a lavorare potevo finalmente permettermelo, ho cominciato ad andare a lezione. Dopo il primo periodo di corso, mirato a correggere tutto ciò che non andava (impugnatura del plettro, vibrati irregolari, bending, pulizia esecutiva etc. etc.), le lezioni (su mis richiesta) miravano a farmi acquisire una maggiore padronanza dello strumento. Risultato: credo di essere migliorato di più nel corso dell'ultimo anno che nei 3 precedenti! Questo per dirti che sì, secondo me è possibile vedere progressi anche in brevi spazi di tempo, nonostante anche per me i primi mesi sono stati piuttosto traumatizzanti e mi sembrava addirittura di essere tornato sui miei passi. P.S. ho trovato utilissimo il programma band in a box, ti crei una progressione di accordi e metti in pratica ciò che hai imparato. Credo sia fondamentale, se miri ad acquisire maggiore padronanza dello strumento, lo studio con l'ausilio di basi.
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Si prospetta un lungo, lunghissimo discorso, ...
di Pioneer utente non più registrato
commento del 16/07/2010 ore 13:5
Si prospetta un lungo, lunghissimo discorso, basato su dati oggettivi però, che rischiano di rendere abbastanza vanesio tutto ciò che scriverò di seguito. Leggendoti mi dai l'impressione di essere molto "depresso", "frustrato" e "frastornato". E' normale. Dal basso della mia età e della mia minuscola esperienza ti posso dire che è una cosa con la quale anche io convivo quotidianamente. Non sempre però. Ci sono i giorni in cui mi sento bravino, sono i giorni in cui riesco ad eseguire (dopo giorni di esercizi) fraseggi che prima non ero in grado di suonare. E poi ci sono i normali giorni di studio, in cui mi scontro con i miei limiti, con le innumerevoli cose che non so fare, con ciò che la mia mente mi dice di suonare, ma che non riesco a mettere in pratica. E' normale sentirsi frustrati, il solo rimedio è, in gergo, TIRARE (trad.= darci dentro). Almeno, con me funziona così. Cerco di improvvisare poco, perché stare ore a suonare sulla stessa base mi rende sterile, non riesco ad eseguire motivi cantabili (ovvero l'anima, come la chiamano alcuni), perché stanco. Dunque io con l'improvvisazione procedo diversamente: studio i fraseggi che voglio inserire su quella determinata base (nel mio caso armonizzazione degli arpeggi, triadi diatoniche, string skipping, lick in plettrata ed in tapping), e solo dopo averli testati in clean ed in religioso silenzio inizio a suonarli sulla base. In quel caso si verifica l'esplosione (ma solo se la base mi piace, io non riesco a suonare su una base blues, non fa parte del mio DNA, la rigetto in automatico), e succede l'inferno (sempre entro le mie limitate capacità). Il problema nasce dal fatto che ognuno di noi ha una propria musicalità. Io non so suonare con 3 note alla Gilmour, non ho questo dono, dunque studio tutto a tavolino, cerco di rendere variegata la mia improvvisazione cercando di utilizzare l'intera estensione del manico, evitando di limitarmi ai registri medi all'altezza del 12esimo tasto (un mio vizio). Generalmente scrivo una lista delle tecniche che voglio usare su una base, e mentre suono guardo la lista, in modo da non evitare e dimenticare quelle tecniche con le quali non ho dimestichezza (tapping, triadi diatoniche), difatti penso in musica soprattutto con bending, scale maggiori ed arpeggi, perché sono le tecniche che mi piacciono di più (non le so eseguire bene, ma mi piacciono), dunque "mi vengono naturali", a differenza di altre, che mi devo sforzare di eseguire per imparare a conoscerle e a destreggiarmici. Per il resto...la musica è sofferenza ed abnegazione. Dietro la grande soddisfazione di eseguire 5 minuti di brano difficile ci sono almeno 3 anni di studio intenso. C'est la musique!!!
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Re: Si prospetta un lungo, lunghissimo discorso, ...
di paolone11 [user #20712]
commento del 16/07/2010 ore 14:5
ciao Pioneer, dai non sono depresso :) un pò di frustrazione c'è, ma solo perchè sono molto critico quando mi ascolto. Ultimamente sto valutando quali e quanti siano i miei limiti. Il fatto è che non bastano mai le ore di studio, serve tanta tecnica ma nello stesso momento devi studiare quello che ti serve per esprimere il tuo modo di suonare. Nelle mie sessioni di studio c'è sempre un'ora per l'improvvisazione ed è un'ora di ricerca, sperimentazione. Cerco di mettere in pratica non le conoscenze tecniche ma quelle teoriche-armoniche, e allora entrano in gioco scale, arpeggi, triadi ,quatriadi.... la questione è tutta lì, spesso la difficoltà sta nella sintesi. Decidere se mettere la settima pittosto che la nona, oppre usare una sostituzione su un accordo! per non parlare del fatto che sto studiando come suonare "fuori" in determinati contesti. Tutte cose che ti fanno prendere grossi "rischi" quando suoni! Riassnto in poche parole potrei dire che ho studiato anni per suonare come Petrucci e oggi vorrei avere il fraseggio di Scott Handerson...ma a modo mio ;) e tutto perchè voglio imparare ad improvvisare! Grazie per il tuo commento, mi piace avere un confronto su questi argomenti. ciao Paolo
Rispondi
Re: Si prospetta un lungo, lunghissimo discorso, ...
di Pioneer utente non più registrato
commento del 16/07/2010 ore 15:0
Ma l'errore è d'impostazione. Pietro (Quilichini) dice che la musica è facile, perché tutti i generi utilizzano le stesse tecniche, focalizzando però una particolare caratteristica che li contraddistingue. Questo è il principio della grande versatilità di Guthrie Govan, e lui stesso, cerca di fare così, e ritiene a suo modo di riuscirci, ed io, dal basso delle mie conoscenze, non mi sento di dargli torto. E' un limite, secondo me, creare di queste differenze: "ho studiato per suonare alla JP e cerco però di suonare come Henderson". La musica e le tecniche sono quelle, e sta a te creare il fraseggio, quello che fa JP non mi tocca assolutamente. Almeno, io la penso così, e cerco di agire di conseguenza. Poi posso anche sbagliarmi ovviamente, non posso pretendere di aver capito la musica a 22 anni.
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Re: Si prospetta un lungo, lunghissimo discorso, ...
di paolone11 [user #20712]
commento del 16/07/2010 ore 15:3
"ho studiato per suonare alla JP e cerco però di suonare come Henderson" è una frase estrema, intendevo dire che l'idea di chitarra che avevo anni fa, si è evoluta in qualcosa di più complesso. Senza togliere nulla a JP, (ho tutta la discografia dei DT e di Petrucci). L'esempio di Govan è calzante! quando l'anno scorso ho cambiato insegnante (W.Stravato), mi sono avvicinato molto allo studio di questo genere di chitarristi e la differenza tecnica c'è eccome! E' vero che ad alti livelli tecnici si possa spaziare in più generi (sempre se si hanno le dovute conoscenze teoriche), tuttavia non è sempre così! Guthrie Govan è un chitarrista assoluto, ma ha un modo di suonare tutto suo, e tecnicamente è superiore a molti chitarristi ben più noti. Pensaci bene però? lo è per la tecnica? c'è molto di più! è in quel di più che cerco di orientarmi. Vedi, il lato tecnico e FONDAMENTALE, (io lo curo maniacalmente e nel modo più completo possibile), ma non basta!
Rispondi
Re: Si prospetta un lungo, lunghissimo discorso, ...
di Pioneer utente non più registrato
commento del 16/07/2010 ore 16:3
Io sono dell'idea che è la tecnica a trascinarti. Studiare tecniche diverse ti permette di avere maggior controllo dello strumento e maggiori conoscenze. Maggiori conoscenze vuol dire avere un bagaglio più vasto, e ti porta ad avere maggiori idee. Per arrivare questo punto però non bisogna ragionare più da chitarristi legati ai più classici cliché, bisogna solo stare ad esercitarsi, cercando di fare nostre le tecniche. Fatto ciò, dunque solo dopo averle rese "normali", possiamo utilizzarle con naturalezza. Un esempio: pochi minuti fa mi stavo esercitando su una base in re, cazzeggiando più che altro, e siccome sto utilizzando la settima diminuita armonizzata degli arpeggi come chiusura della battuta, senza pensarci, seguendo la base, dal do# sono passato al si al battere della nuova battuta. L'effetto è stato strepitoso, non me l'aspettavo, e la sonorità mi ha stupito per la bellezza. Ovviamente, con il senno di poi mi sono reso conto che sim è la relativa minore di re, dunque tutto torna, ma lì per lì è stata una cosa del tutto automatica, alla quale non sarei mai arrivato però se non mi fossi sforzato ad imparare queste nozioni. Non mi va di parlare di "anima" e di altri cliché del genere, trovo che quella che io definisco la "cantabilità" del motivo che andiamo creando sia del tutto introspettive, e che possano essere oggetto di discussione proprio per tale motivo, oltre al fatto che sono assolutamente soggettive. A tale cantabilità però cerco di arrivarci studiando a menadito tutto ciò che le mie capacità e le mie conoscenze (sempre troppo scarne) mi permettono di sfornare da quella determinata tonalità e da quella determinata base.
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Re: Si prospetta un lungo, lunghissimo discorso, ...
di paolone11 [user #20712]
commento del 16/07/2010 ore 19:1
mi trovi pienamente d'accordo! solo avendo tecnica puoi sperimentare sonorità diverse. Sostanzialmente parliamo della stessa cosa, da parte mia cerco di studiare la tecnica finalizzandola alle diverse situazioni armoniche che posso e che voglio creare. Quello che mi hai raccontato a proposito della tua impro sulla base di Re è un esempio perfetto di ciò! hai suonato qualcosa che ti ha stupito per sonorità! ma lo hai fatto capendo ciò che è successo! questo è l'importante. Altrimenti si suona a casaccio, magari velocissimo, ma sempre a casaccio. Per dirti, quando ora studio sweep picking lo faccio in funzione del fraseggio, quindi cerco di mescolarlo al contesto utilizzando particolari diteggiature. Sulla cantabilità poi il discorso è più di gusto che di tecnica, (ma la tecnica è sempre indispensabile), sull'anima non mi espirmo neanche io...si parla tanto di ste cose per dare un senso a quello che non si sa fare. Ora a studiare...quelle cosa brutta chiamata scala minore melodica! ciao Paolo
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Re: Si prospetta un lungo, lunghissimo discorso, ...
di Pioneer utente non più registrato
commento del 16/07/2010 ore 19:2
Ma il discorso è sempre quello: "pensare il motivo che si sta suonando". Bella sfida... Ho le diteggiature dell'armonica minore messe di lato, ma voglio sviluppare lo sweep picking, non ho assolutamente controllo ad alte velocità, e sulle medie sono ancora sporchino...in compenso sto iniziando ad usare il wah 7 anni dopo averlo comprato, e mi ci trovo benissimo (improvvisando su determinate basi). Per il resto, c'è poco da fare, è una sfida continua, di giorno in giorno si combatte con la frusrtazione e con la perenne incapacità di riuscire a fare qualcosa. Oggi però, suono meglio di ieri, e molto meglio dell'altro ieri. Domani farò sicuramente schifo XD
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di paolone11 [user #20712]
commento del 16/07/2010 ore 14:5
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