Internet sta rivoluzionando il mondo della musica non solo per i mutamenti che ha introdotto nel rapporto tra case discografiche, musicisti e pubblico, ma anche per le nuove risorse che mette a disposizione dei musicisti dilettanti. YouTube è un esempio lampante. Chi ha affrontato lo studio di uno strumento musicale nell’era pre-internet (e non occorre essere dinosauri!) ricorderà le ore passate a smanettare sull’impianto stereo per “tirare giù” un pezzo. Dischi martoriati da infiniti passaggi sulla traccia di quel brano che volevamo imparare, con la difficoltà di isolare la voce del nostro strumento preferito dal resto del tessuto sonoro. Cosa che si risolveva velocemente quando l’amico più esperto ti suonava il pezzo lì davanti nel tipico rapporto maestro/allievo: guarda, ti faccio vedere.
Esattamente ciò che succede su YouTube, dove oggi si possono trovare migliaia di video girati da “amici esperti”, quando non addirittura veri e propri tutorial realizzati dagli autori stessi. E di solito sono inquadrature rigorosamente limitate allo strumento e alle mani di chi suona, secondo una filosofia di pura condivisione ben lontana dall’ansia di protagonismo che ha ammorbato il tradizionale mezzo televisivo. E questo è sicuramente uno degli aspetti più rivoluzionari di internet.
Certo occorre cercare e selezionare. E non sempre si trova quel che si vuole. Ma per chi suona la chitarra e desidera esplorare particolari tecniche esecutive o semplicemente capire dove si può arrivare con sei corde, esiste una incredibile miniera di risorse: “Candyrat” (topo candito?!).
Si tratta di una etichetta discografica indipendente che usa internet come mezzo di promozione e vendita. Il lavoro di questa etichetta è incentrato esclusivamente sulla promozione di nuovi talenti della chitarra. E in particolare coltiva due filoni tipici: la chitarra come strumento solista o come unico supporto al canto. Band di piccole dimensioni sono concesse di tanto in tanto ai chitarristi acustici, ma pare un’eccezione alla regola. Come dire: chitarra, soprattutto chitarra!
Il bello è che Candyrat ha avuto l’idea insolita di riprendere i propri artisti durante le incisioni, diffondendo così su YouTube un incredibile archivio video di musicisti di assoluto valore. E lo ha fatto nel pieno rispetto della filosofia di condivisione a cui accennavo. Quasi sempre sono video registrati con inquadrature fisse e ravvicinate, tese solo a valorizzare il talento dei musicisti.
Mi sono imbattuto nel primo artista di questa etichetta per puro caso, girando tra gli infiniti video musicali in rete. E da lì uno dopo l’altro. Forse non è il caso di citare i più conosciuti Don Ross e Andy McKee. Ma certo vale la pena di segnalarne almeno alcuni (basta digitare uno dei loro nomi su YouTube per aprire la miniera).
Ad esempio ti chiedi come Nicholas Barron possa avere un tale groove e da dove arrivi tutto quel suono, tanto che cerchi di intravedere basso e batteria. Ma è chiaro che non ci sono, perché lui è lì da solo a dimenarsi davanti al microfono, col suo incredibile vocione e una semplice chitarra acustica.
Così come ti domandi se la raffinata Brooke Miller non sia in realtà Joni Mitchell dopo una cura di ringiovanimento. Ma no, lei non sapeva usare la chitarra in quel modo (anche perché non era la moglie di Don Ross!).
Poi Dean Magraw che sembra proporre cose fin troppo essenziali, eppure riesce a tenerti lì inchiodato a cercare di capire in quale angolo del mondo ha imparato a suonare (Soweto?, Dublino?, New Orleans?, Bombay?).
E all’opposto c’è Robert Taylor, con armonizzazioni così spiazzanti che pare inciampare negli accordi a caso. Però quel suono cristallino, quella tecnica e l’ironia di quei pezzi così lucidi e raffinati non lasciano dubbi. No, è un maledetto geniaccio della chitarra!
Steffen Schackinger, invece, gioca a percorrere strade risapute tra hard rock, dixie, fusion, progressive e chissà cos’altro. Ma poi ti coglie di sorpresa con guizzi devastanti.
Ma ci sono anche valenti chitarristi italiani! Come Pino Forastiere, con le sue atmosfere intimiste.
O Stefano Barone che sperimenta strane sonorità tra il tapping ipnotico e il dub elettronico.
Certo, se chiudi gli occhi e smetti di farti abbagliare dai movimenti vorticosi di quelle mani (e da tutte quelle splendide chitarre!) ristabilisci il primato delle orecchie e cogli i limiti di certo “chitarrismo”. Ad esempio Antoine Dufour o gli stessi Don Ross e Andy McKee sono musicisti strabilianti, ma a volte le loro composizioni soffrono di un virtuosismo sterile. Certe complessità armoniche e ritmiche sembrano fini a se stesse e i temi sono organizzati in forme schematiche con sequenze obbligate e ripetute. Tutto scritto e pianificato, per di più infilato nella tipica forma canzone con strofe, ritornelli e incisi al servizio di qualcosa che canzone non è. Un modo di comporre artificioso, che alla lunga stanca.
Ciò non toglie che Candyrat riesce a dar vita ad un meraviglioso laboratorio della chitarra. Una sorta di zona franca in cui questo strumento può muoversi a piacimento da protagonista assoluto, spaziando dal blues più sanguigno alla ricerca sonora più sofisticata. E per chi suona la chitarra è davvero un universo in cui perdersi. Soprattutto per il piacere di incontrare incredibili talenti sconosciuti... e chitarre da favola!
PS:
Prima di scrivere questo lungo post (che doveva essere un articolo) ho consultato il motore di ricerca di Accordo per evitare di ripetere cose già dette da altri. A quanto pare un solo accordiano, l'amico Sepp, ha già affrontato l'argomento. Ma nel suo diario precisa che il suo articolo in merito non è stato pubblicato. Allora ci ho provato io. Stesso risultato. Evidentemente la redazione non sembra gradire l'argomento. Possibile?!
PPS:
Hanno pubblicato l'articolo !!!
( La mia impaziente malignità è stata punita! ; ) )