Questa settimana c'è stato il ponte lungo. Un lunedì beato che rintempra anima e cuore, nella prospettiva di una settimana di lavoro corta.
Sono ritornato alla casa dei miei per il week-end, complice anche il fatto che non c'erano, e dovevo fare il baby-sitter ai miei quattro nonni: ah, il basso ferrarese: nessuno che rompe i coglioni, e tre giorni per dedicarmi all'ozio, alla chitarra e alle chiacchere con gli amici.
Venerdì sera, tra l'altro, il week-end comincia benissimo, perchè, finalmente, al terzo tentativo, riesco a far funzionare il mio ennesimo fuzz autocostruito (un Fuzz Face al silicio con booster incorporato, con 7 controlli 7, un wiring esagerato!).
E' un peccato che la nebbia persista da 72 ore. Sabato volevo andare a vedere un gruppo in un paese vicino, ma non si vedeva a 10 metri e sono rimasto in bar con gli amici a sbronzarmi (ovviamente lasciando la macchina a casa, peraltro a 10 minuti a piedi dal suddetto bar). Poi domenica e oggi la stessa uggiosa giornata: nebbia che inonda il panorama, fuori freddo, umidità da record, e nessuna voglia di scollarsi dal termosifone.
E' il clima adatto per lunghi e lentissimi blues in mi minore: telecaster Jim Reed, divano, e bending che allungano la vita delle note; il basso-ferrarese diventa una Nashville bianca e bagnata dove l'anima annega in enormi, ipotetici spazi, che sembrano infiniti solamente perchè non vedi oltre la strada. Il blues della nebbia.