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Mario Giordano

di Mario Monteleone [user #10] - pubblicato il 26 luglio 2008 ore 14:08

Scrive Marco Santambrogio nell'introduzione del suo Manuale di scrittura (non creativa) (Laterza, Roma-Bari, 2006):

"Si scrive per innumerevoli e diversissime ragioni: per avanzare una richiesta, per stabilire una regola, per passare il tempo, per consumare l'inchiostro e così via. Molto spesso scriviamo perché crediamo di sapere qualcosa che i nostri lettori non sanno e vogliamo farglielo sapere... In primo luogo, è necessario che quello che crediamo di sapere lo sappiamo davvero, perché se invece di saperlo avessimo solo un'opinione e anche se questa opinione risultasse vera, trasmetteremmo non una conoscenza ma qualcosa di meno."

Applichiamo questo limpido ed essenziale concetto a Mario Giordano, direttore de "Il Giornale", e che ha publicato - e bendetto - una serie di articoli scritti da un suo sconosciuto redattore sulla vita dei docenti universitari italiani. Come potrete facilmente notare cliccando sui link più sotto, gli articoli sono pieni di notizie inesatte, castronerie di vario genere, pesudo-propaganda di denuncia, ed altre varie amenità tipiche del corredo di chi scrive per difendere una scelta del governo in cui crede - per capirci: i tagli della finanziaria ai finanziamenti pubblici alle università statali, il blocco del turn over per tutto il personale docende delle università, e il blocco degli scatti di carriera sempre per tutto il personale docente, inclusi i ricercatori. Questa serie di articoli è perciò una "mossa Kansas City", come dice Bruce Willis nel film Slevin. Patto Criminale (un grande film, per altro). E' una serie di articoli che mira a distogliere l'attenzione delle persone dai fatti veri e preoccupanti, per indirizzarla invece su false verità.

In pratica, gli articoli de "Il Giornale" parlano in modo inesatto di cose che il redattore conosce male. Che sia propaganda o meno, da un punto di vista giornalistico viene fuori una serie di articoli che - per dirla alla Santambrogio - non trasmettono una conoscenza, ma qualcosa di meno. Infatti, trasmettono confusione, pregiudizi, demagogie, e portano "l'opinione pubblica" ad entrare in guerra contro una classe di lavoratori che di certo non ha le colpe che le vengono ascritte.

Il link dell'articolo de "Il Giornale" è questo: 1.

Qui e qui invece trovate la delirante risposta di Giordano alle giuste mail di protesta ricevute dopo quell'articolo. Tra queste mail, ce n'era una anche mia, con seguito suplementare; se me lo chiederete vi manderò tutto in privato.

Qui invece c'è una lucida risposta d Giovanni Bachelet a tutto quanto fatto dal governo, e detto da Giordano. Ed è interessante notare che i docenti universitari, in questa piccola guerra, sono stati difesi anche da Valditara (PDL): qui trovate il suo intervento. Essere difesi da un senatore PDL, oggi, è davvero tutto grasso che cola.

Certo, lo ammetto: come c'è del marcio in Danimarca, c'è anche del marcio nelle Università. Ma Mario Giordano ed il suo redattore toppano l'analisi in tutti i sensi. Perciò, questo non è un attacco contro "Mario Giordano giornalista schierato politicamente". E' un attacco al modo di fare giornalismo di Mario Giordano, un modo con il quale si dicono falsità, sapendo di dirle e perseverando nella loro difesa, e Mario Giordano - dettaglio davvero non irrilevante - agisce e lavora così perché di fatto non può sputare nel piatto in cui mangia, in nessun senso. Ecco: questa mia voce di diario è un attacco al modo di fare giornalismo di Mario Giordano, perché forse, a noi lettori, la libertà di stampa importa più che a certi giornalisti - che siano schierati o meno, ha poca importanza.

E' tutto, e scusate lo sfogo; ma io sono uno di quelli che, in teoria, guadagna tanto e lavora poco. E' inutile dire che la verità non sta neppure nel mezzo, ma nell'esatto contrario di ciò che lascia scrivere e benedice Mario Giordano, giornalista, direttore de "Il Giornale".

Però, come mi ritrovo a scrivere da qualche settimana, aut tempora aut mores. Questa è la sorte che ci tocca, perché i tempi che viviamo sono permeati di melma.

M


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Mi fa piacere
di breigh [user #13973]
commento del 26/07/2008 ore 15:5
che qui su Accordo si tocchino simili argomenti, a mio avviso di cruciale importanza. Da studente universitario non posso non confermare come il quadro offerto dagli articoli segnalati sia inesatto. Inoltre ci tengo a sottolineare la scelleratezza della decisione di tagliare i fondi alle università pubbliche, scelta profondamente penalizzante per docenti, per la qualità dell'insegnamento e, conseguentemente, per i discenti. Forse non si comprende l'importanza del ruolo dell'istruzione per un paese, poichè gli studenti di oggi saranno i politici, i docenti, i dirigenti di domani. Chi avanza certe proposte dovrebbe pensare con attenzione alle loro effettive conseguenze. Quanto al giornalismo di Giordano penso che chi ha seguito un minimo il suo lavoro come direttore di Studio Aperto ne conosca la qualità ed il valore. Anche in questo caso bisognerebbe rendersi conto del peso del "quarto potere" sull'opinione pubblica: un'informazione lacunosa o inesatta non costituisce semplicemente un lavoro mal fatto, ma un'opera di condizionamento delle coscienze (non tutte, per fortuna) deformata e deformante. Complimenti e grazie per la segnalazione. Un saluto, breigh
Rispondi
Re: Mi fa piacere
di Mario Monteleone [user #10]
commento del 26/07/2008 ore 18:2
Ciao Breigh. Sono contento che uno studente concordi con quello che ho scritto. Soprattutto, e scusami in anticipo, sono contento che almeno uno studente affermi pubblicamente di essere d'accordo. Perché in genere i tuoi colleghi studenti difficilmente lo fanno. I motivi del loro silenzio possono essere tanti. Uno su tutti, il fatto di non aver capito con esattezza cosa sta succedendo. Perché, a conti fatti, quelli maggiormente penalizzati da queste manovre siete proprio voi, gli studenti, e le vostre famiglie. Lo siete oggi, mentre studiate, pagate le alte tasse universitarie - che sicuramente verranno innalzate - e vi ritrovate con servizi dimezzati e inefficienti. E lo sarete in futuro, perché le Università non saranno più in grado di garantirvi una preparazione minimamente valida per affrontare il mondo del lavoro. E tutto questo avverrà in netta controtendenza con quanto indicato dalle ultime riforme universitarie, che richiedono maggior attenzione proprio all'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Di fatto, è come chiedere ad una Ferrari di vincere un gran premio, senza però fornire la benzina sufficiente a compiere tutti i giri necessari. Ma purtroppo questa è la realtà. Nei vari consigli ai quali partecipo - Area Didattica, di Facoltà - e nella Commissione Paritetica, gli studenti tuoi colleghi si preoccupano e prendono la parola soprattutto per discutere della "quantità di appelli d'esame". Ovvero, della possibilità di fare più esami possibili in pochissimo tempo. Per loro, in alcuni casi, sarebbe addirittura logico accorciare i tempi della didattica per lasciar spazio agli appelli d'esame. Insomma, nella loro stragrande maggioranza - ma sono convinto che non sia il tuo caso - gli studenti vedono l'università come un esamificio, un posto dal quale uscire il più presto possibile, e non come un luogo dove apprendere le cose necessarie per impadronirsi del proprio futuro. Scusami l'affondo, che non vuole essere polemico; apprezzo davvero la tua presa di posizione, ma l'amara realtà è quella del silenzio di altri. E sarebbe davvero utile se magari tu stesso riuscissi a sensibilizzare i tuoi colleghi. Perché se è vero che si è studenti una volta nella vita, è anche vero che è da studenti che si mettono le basi per una vita culturalmente e lavorativamente valida.
Rispondi
Re: Mi fa piacere
di breigh [user #13973]
commento del 26/07/2008 ore 18:5
E' proprio vero: stiamo già pagando sulla nostra pelle le conseguenze della situazione con un aumento delle tasse universitarie che, verosimilmente, si farà sentire ancora di più in futuro. E temo anche che presto la qualità dell'insegnamento calerà, proprio per i motivi da te esposti. Concordo poi pienamente con l'osservazione a proposito degli studenti: spesso nel mio Ateneo incontro ragazzi (fortunatamente non tutti) che non vedono l'ora di scrollarsi dalle spalle un esame dopo l'altro più velocemente possibile. E chi se ne importa se "si va avanti di 18" e dopo una settimana non si ricorda neppure una nozione. Sembra mancare quella consapevolezza cui accennavi, di acquisizione di strumenti per gestire il proprio futuro. Riguardo alla questione dell'aumento del numero di appelli devo ammettere che anch'io sono a favore, ma non tanto per lo spirito del maggior numero nel minor tempo possibile, quanto per la possibilità di preparare con adeguata cura i singoli esami. In ogni caso di fronte alla situazione attuale credo che la questione passi decisamente in secondo piano. Insomma, le priorità sono ben altre. Nel mio piccolo devo dire che ogni volta che sorge l'argomento tra amici o conoscenti, studenti e non, cerco di far comprendere l'importanza di quanto detto finora. Fortunatamente quasi tutti concordano. La speranza è che qualcuno ascolti queste voci di Docenti e studenti, che vivono realmente la situazione, perchè questa linea politica riguardo all'istruzione non può davvero portare a niente di buono. ps: mi scuso se ho dato del tu...forse essendo su Accordo ho pensato più ad un chitarrista che ad un Docente! Ancora un saluto, breigh
Rispondi
Re: Mi fa piacere
di Mario Monteleone [user #10]
commento del 26/07/2008 ore 23:0
Vedi Breigh, il problema degli appelli è davvero un elemento piccolo di una situazione catastrofica più ampia. Quando io ero studente, negli anni '80 a Bari, avevamo corsi annuali che cominciavano ad ottobre e finivano a giugno. Il mio ultimo esame di inglese era composto da oltre 24 mila pagine. E nell'ultimo anno di corso ero in facoltà mediamente per otto ore al giorno, dal lunedì al sabato. Insomma, si lavorava tanto. Eppure era tutto più facile; c'era tempo di seguire i corsi, assimilare i contenuti e poi fare gli esami. Tant'è che oggi, a distanza di oltre vent'anni, ricordo moltissime cose di quegli studi. Oggi, invece, abbiamo i semestri, i programmi con un massimo di trecento o quattrocento pagine, i crediti e i debiti formativi, ed i corsi di un massimo di 60 ore. L'università è stata di fatto "bignamizzata": è tutto ridotto, e non si capisce perché. Ma tu te l'immagini un corso di Linguistica Generale in 60 ore? E cosa puoi mai dire? Puoi partire da Aristotele, ad esempio? Oppure puoi parlare dei grammatici latini, di quelli medioevali, o di Port-Royal? Certo che no, a stento riesci a parlare di Saussure... e lo stesso vale ad esempio per un corso di Storia Contemporanea, di Logica, di Analisi, o di Diritto Romano... Insomma, non c'è più tempo per insegnare come si deve: e noi prepariamo studenti che avranno al meglio una cultura troppo ferma alla superficie delle cose. Chi ha voluto tutto questo? Di certo non i docenti, e tanto meno gli studenti. Sono stati i burocrati dell'Unione Europea ed i nostri governanti - da Berlinguer, alla Moratti, a Mussi ed alla Gelmini: ognuno ha gareggiato a chi faceva peggio di tutti gli altri. E chi ha pagato in prima persona, forse non accorgendosene, sono stati proprio gli studenti. Perciò, non preoccuparti del "tu" che mi dai, :-) non c'è davvero problema. Preoccupiamoci invece - tutti insieme - di sensibilizzare il resto delle persone che - per pigrizia o cattiva informazione - non vedono questi ed altri problemi che rischiano di farci diventare un paese con un grande passato culturale, ma con un infimo presente.
Rispondi
Di nuovo, mi trovo p
di breigh [user #13973]
commento del 27/07/2008 ore 00:2
Di nuovo, mi trovo pienamente in sintonia con quanto dici. Io per primo ho dovuto approfondire gli argomenti che più mi interessavano tra quelli presentati spesso sommariamente nei corsi. E non certo per colpa dei docenti. Vale davvero la pena di ricordarsi, tra una suonata e l'altra, di portare all'attenzione della gente questi problemi.
Rispondi
Re: Di nuovo, mi trovo p
di Mario Monteleone [user #10]
commento del 28/07/2008 ore 16:1
Grazie per aver accettato l'invito a trattare questo argomento. Spero davvero che tutti si accorgano di quali disastrose conseguenze potrà avere l'attacco che il governo sta facendo all'istruzione pubblica.
Rispondi
Giordano
di CHARLIE [user #1047]
commento del 28/07/2008 ore 13:4
è solo uno sgherro altamente prezzolato (lui sì!) che porta avanti la sua parte nel complotto (perché i complotti esistono, eccome!) per distruggere il sistema dell'istruzione pubblica, a tutto vantaggio della più facile governabilità (leggi "tirannia", "regime") del paese. A partire dalla scuola primaria, fino ad arrivare alle università. Ma la gente continuerà a guardare Lucignolo a Italia 1, Amici su Canale 5, l'isoladeifamosi sulla Rai e chi ne ha più ne metta.
Rispondi
Re: Giordano
di Mario Monteleone [user #10]
commento del 28/07/2008 ore 16:0
Sono d'accordo, ed è per altro un progetto aberrante a cui molti - per pigrizia o disinformazione - non si oppongono. Questo è il peggio di tutto.
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