Scrive Marco Santambrogio nell'introduzione del suo Manuale di scrittura (non creativa) (Laterza, Roma-Bari, 2006):
"Si scrive per innumerevoli e diversissime ragioni: per avanzare una richiesta, per stabilire una regola, per passare il tempo, per consumare l'inchiostro e così via. Molto spesso scriviamo perché crediamo di sapere qualcosa che i nostri lettori non sanno e vogliamo farglielo sapere... In primo luogo, è necessario che quello che crediamo di sapere lo sappiamo davvero, perché se invece di saperlo avessimo solo un'opinione e anche se questa opinione risultasse vera, trasmetteremmo non una conoscenza ma qualcosa di meno."
Applichiamo questo limpido ed essenziale concetto a Mario Giordano, direttore de "Il Giornale", e che ha publicato - e bendetto - una serie di articoli scritti da un suo sconosciuto redattore sulla vita dei docenti universitari italiani. Come potrete facilmente notare cliccando sui link più sotto, gli articoli sono pieni di notizie inesatte, castronerie di vario genere, pesudo-propaganda di denuncia, ed altre varie amenità tipiche del corredo di chi scrive per difendere una scelta del governo in cui crede - per capirci: i tagli della finanziaria ai finanziamenti pubblici alle università statali, il blocco del turn over per tutto il personale docende delle università, e il blocco degli scatti di carriera sempre per tutto il personale docente, inclusi i ricercatori. Questa serie di articoli è perciò una "mossa Kansas City", come dice Bruce Willis nel film Slevin. Patto Criminale (un grande film, per altro). E' una serie di articoli che mira a distogliere l'attenzione delle persone dai fatti veri e preoccupanti, per indirizzarla invece su false verità.
In pratica, gli articoli de "Il Giornale" parlano in modo inesatto di cose che il redattore conosce male. Che sia propaganda o meno, da un punto di vista giornalistico viene fuori una serie di articoli che - per dirla alla Santambrogio - non trasmettono una conoscenza, ma qualcosa di meno. Infatti, trasmettono confusione, pregiudizi, demagogie, e portano "l'opinione pubblica" ad entrare in guerra contro una classe di lavoratori che di certo non ha le colpe che le vengono ascritte.
Il link dell'articolo de "Il Giornale" è questo: 1.
Qui e qui invece trovate la delirante risposta di Giordano alle giuste mail di protesta ricevute dopo quell'articolo. Tra queste mail, ce n'era una anche mia, con seguito suplementare; se me lo chiederete vi manderò tutto in privato.
Qui invece c'è una lucida risposta d Giovanni Bachelet a tutto quanto fatto dal governo, e detto da Giordano. Ed è interessante notare che i docenti universitari, in questa piccola guerra, sono stati difesi anche da Valditara (PDL): qui trovate il suo intervento. Essere difesi da un senatore PDL, oggi, è davvero tutto grasso che cola.
Certo, lo ammetto: come c'è del marcio in Danimarca, c'è anche del marcio nelle Università. Ma Mario Giordano ed il suo redattore toppano l'analisi in tutti i sensi. Perciò, questo non è un attacco contro "Mario Giordano giornalista schierato politicamente". E' un attacco al modo di fare giornalismo di Mario Giordano, un modo con il quale si dicono falsità, sapendo di dirle e perseverando nella loro difesa, e Mario Giordano - dettaglio davvero non irrilevante - agisce e lavora così perché di fatto non può sputare nel piatto in cui mangia, in nessun senso. Ecco: questa mia voce di diario è un attacco al modo di fare giornalismo di Mario Giordano, perché forse, a noi lettori, la libertà di stampa importa più che a certi giornalisti - che siano schierati o meno, ha poca importanza.
E' tutto, e scusate lo sfogo; ma io sono uno di quelli che, in teoria, guadagna tanto e lavora poco. E' inutile dire che la verità non sta neppure nel mezzo, ma nell'esatto contrario di ciò che lascia scrivere e benedice Mario Giordano, giornalista, direttore de "Il Giornale".
Però, come mi ritrovo a scrivere da qualche settimana, aut tempora aut mores. Questa è la sorte che ci tocca, perché i tempi che viviamo sono permeati di melma.
M