di Robyz [user #66] - pubblicato il 08 dicembre 2007 ore 17:05
Chi è autore potrà leggerlo in anteprima, ho scritto qualcosa dopo parecchio tempo, ci pensavo da molto e oggi qualcosa si è messo in moto.
Ma prima devo citare qualcosa che ho letto dopo averlo scritto ma paradossalmente si presta benissimo come premessa al mio articolo:"Bisogna chiarire un punto: vogliamo che l'arte sia viva o morta? Se la vogliamo morta continuiamo pure a imbalsamare le cose del passato, se viceversa la vogliamo viva accettiamo una cosa fondamentale: l'arte pone dei quesiti, non dà delle risposte, le risposte le dà ciascuno di noi. Il problema della diffusione della musica contemporanea in Italia è purtroppo viziato da responsabilità di tendenza politica e dall'istinto conservatore della società. Se si elimina ciò che la tiene sveglia - vale a dire ciò che la mette in crisi - ovvero la presenza dell'artista, la società non ha più senso di esistere. Gli antichi ripetevano: "È bene che i poeti restino fuori dalle porte della città"; questo per dire che la forza critica e creativa del poeta ha sempre dato fastidio, ma un fastidio essenziale. Non possiamo dimenticare la funzione conoscitiva e didattica dell'arte, non possiamo limitarci a considerarla puro intrattenimento. Da sempre l'arte pone dei problemi, induce alla riflessione sul senso della vita e della morte. L'arte obbliga a conoscere l'altro, il diverso da noi, è terapeutica perché ci aiuta ad affrontare e a superare il dolore. L'arte serve a migliorarci e combatte l'omologazione. Rincorrere l'audience con l'arte è una barbarie. Purtroppo in Italia gli organizzatori pensano che il pubblico sia più stupido di quello che è, lo temono ed evitano di incontrarlo sui temi a più lunga gittata". - Salvatore Sciarrino è riferito ad un contesto ben preciso ma fa un discorso talmente generale che si applica benissimo a tanti altri aspetti.
Chi è autore potrà leggerlo in anteprima, ho scritto qualcosa dopo parecchio tempo, ci pensavo da molto e oggi qualcosa si è messo in moto.
Ma prima devo citare qualcosa che ho letto dopo averlo scritto ma paradossalmente si presta benissimo come premessa al mio articolo:
"Bisogna chiarire un punto: vogliamo che l'arte sia viva o morta? Se la vogliamo morta continuiamo pure a imbalsamare le cose del passato, se viceversa la vogliamo viva accettiamo una cosa fondamentale: l'arte pone dei quesiti, non dà delle risposte, le risposte le dà ciascuno di noi. Il problema della diffusione della musica contemporanea in Italia è purtroppo viziato da responsabilità di tendenza politica e dall'istinto conservatore della società. Se si elimina ciò che la tiene sveglia - vale a dire ciò che la mette in crisi - ovvero la presenza dell'artista, la società non ha più senso di esistere. Gli antichi ripetevano: "È bene che i poeti restino fuori dalle porte della città"; questo per dire che la forza critica e creativa del poeta ha sempre dato fastidio, ma un fastidio essenziale. Non possiamo dimenticare la funzione conoscitiva e didattica dell'arte, non possiamo limitarci a considerarla puro intrattenimento. Da sempre l'arte pone dei problemi, induce alla riflessione sul senso della vita e della morte. L'arte obbliga a conoscere l'altro, il diverso da noi, è terapeutica perché ci aiuta ad affrontare e a superare il dolore. L'arte serve a migliorarci e combatte l'omologazione. Rincorrere l'audience con l'arte è una barbarie. Purtroppo in Italia gli organizzatori pensano che il pubblico sia più stupido di quello che è, lo temono ed evitano di incontrarlo sui temi a più lunga gittata". - Salvatore Sciarrino
è riferito ad un contesto ben preciso ma fa un discorso talmente generale che si applica benissimo a tanti altri aspetti.