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Mostri in prima pagina e capri espiatori.

di brunoritchie [user #11773] - pubblicato il 20 settembre 2007 ore 18:23
Ieri stavo elucubrando alcuni pensieri a riguardo del cosiddetto mostro sbattuto in prima pagina. A questo proposito vorei raccontare e commentare la trama di un film, girato nel 1972, per la regia di Damiano Damiani, intepretato da Nino Manfredi, Gabriele Lavia, Guido Leontini e tanti altri bravi attori: “Girolimoni, il mostro di Roma”.Roma, anni Trenta. Il commissario Pennetta è un uomo libero, che non si accontenta delle verità prefabbricate dal regime. Così, quando la città viene atterrita dai delitti del mostro che ha massacrato alcune bambine, le sue indagini si scontrano con la volontà del Duce di trovare un assassino a ogni costo.Il capro espiatorio si chiama Gino Girolimoni, un fotografo senza grossi scrupoli che, grazie ad alcuni espedienti, gode di un buon tenore di vita e possiede anche un'automobile: un lusso concesso a pochi privilegiati in quell'epoca.Girolimoni non è uno stinco di santo ed è sicuramente un individuo sgradevole. Ma per Pennetta questo non basta a condannare un uomo. La verità che il commissario intende dimostrare è invece un'altra, molto più scomoda. Gino Girolimoni viene dunque arrestato con l'accusa di essere l'assassino di alcune bambine, viene incarcerato, ma liberato di nascosto per mancanza di prove. Mussolini ordina infatti il silenzio stampa. Il fattaccio di cronaca nera narrato nel film ha luogo il 24 novembre 1924, tra le 15 e le 19 al Prataccio della Balduina nel quartiere Trionfale di Roma. La piccola vittima si chiama Rosina Pelli, di soli quattro anni. Viene barbaramente percossa, seviziata e uccisa, probabilmente da un maniaco sessuale. Al rapimento era presente Elvira Proietti, di anni 13, amica della vittima, che non ha purtroppo saputo dare agli inquirenti indicazioni utili per lo svolgimento delle indagini. L’omicidio viene attribuito al fantomatico Mostro di Roma, già ritenuto responsabile dell’uccisione di Bianca Ciarlieri avvenuta il 5 giugno 1924. Dopo Rosina Pelli, vengono purtroppo violentate e uccise altre due bambine: Elsa Berni e Armanda Leonardi. Nell'aprile del 1927, viene fermato a Capri Ralph Lyonel Brydges, di anni 68, pastore della chiesa anglicana Holy Church di Roma, con l'accusa di atti di libidine violenta nei confronti di una bambina del luogo. Sospettato anche dei delitti di Roma, viene però prosciolto, in quanto "conosciuto favorevolmente dal console inglese".Nel maggio 1927 viene arrestato Gino Girolimoni, di anni 38 che si dichiara innocente e completamente estraneo ai fatti. L' 8 marzo 1928 viene assolto dalla Corte d'Appello di Roma per non aver commesso i fatti. Nell'aprile 1928 il reverendo Brydges viene formalmente imputato degli omicidi delle bambine, ma dopo qualche mese viene assolto per insufficienza di prove e rilasciato.Dunque, nei primi anni del fascismo, questo "mostro" inafferrabile terrorizza indisturbato i quartieri romani di Borgo e di Ponte, seviziando ed uccidendo una serie di bambine.Mentre la psicosi dell'assassino provoca tentativi di linciaggio e il suicidio di persone sospettate, la polizia, per usare un pessimo termine giornalistico, brancola nel buio più assoluto.Per smentire le accuse di inefficienza mosse al regime, che aveva promesso ordine e tranquillità, Mussolini in persona, che è anche ministro dell'Interno, ordina di trovare il "mostro" ad ogni costo.Grazie all'accusa di un marito geloso e all'ambizione di un brigadiere, voglioso di fare carriera, costui viene finalmente individuato in Gino Girolimoni, un provinciale che a Roma è riuscito a procurarsi una certa agiatezza.Gli indizi contro di lui, come le presunte testimonianze che lo accusano, sono inconsistenti. Ma il regime annuncia trionfalmente di aver finalmente liberato la città dall'incubo del "mostro".Tuttavia, benché asservita al fascismo, la stessa polizia deve ben presto riconoscere che Girolimoni é innocente. Della sua estraneità ai delitti e della sua scarcerazione, però, i giornali vengono obbligati a non far parola.Prosegue così il duro calvario di Girolimoni che, impotente a lottare contro la convinzione popolare, che lo ritiene e lo vuole colpevole, scivola in un abbrutimento da cui non è più capace di riaversi.Girolimoni, mai completamente scagionato, muore in miseria nel dicembre del 1961, dopo essere stato sottoposto, per l’intera sua esistenza, ad un autentico linciaggio virtuale.Qual è stato il comportamento della stampa a quell'epoca?Domani voglio proprio leggere qualche trafiletto.

Ieri stavo elucubrando alcuni pensieri a riguardo del cosiddetto mostro sbattuto in prima pagina. A questo proposito vorei raccontare e commentare la trama di un film, girato nel 1972, per la regia di Damiano Damiani, intepretato da Nino Manfredi, Gabriele Lavia, Guido Leontini e tanti altri bravi attori: “Girolimoni, il mostro di Roma”.

Roma, anni Trenta. Il commissario Pennetta è un uomo libero, che non si accontenta delle verità prefabbricate dal regime. Così, quando la città viene atterrita dai delitti del mostro che ha massacrato alcune bambine, le sue indagini si scontrano con la volontà del Duce di trovare un assassino a ogni costo.

Il capro espiatorio si chiama Gino Girolimoni, un fotografo senza grossi scrupoli che, grazie ad alcuni espedienti, gode di un buon tenore di vita e possiede anche un'automobile: un lusso concesso a pochi privilegiati in quell'epoca.

Girolimoni non è uno stinco di santo ed è sicuramente un individuo sgradevole. Ma per Pennetta questo non basta a condannare un uomo. La verità che il commissario intende dimostrare è invece un'altra, molto più scomoda.

Gino Girolimoni viene dunque arrestato con l'accusa di essere l'assassino di alcune bambine, viene incarcerato, ma liberato di nascosto per mancanza di prove. Mussolini ordina infatti il silenzio stampa.

Il fattaccio di cronaca nera narrato nel film ha luogo il 24 novembre 1924, tra le 15 e le 19 al Prataccio della Balduina nel quartiere Trionfale di Roma. La piccola vittima si chiama Rosina Pelli, di soli quattro anni. Viene barbaramente percossa, seviziata e uccisa, probabilmente da un maniaco sessuale. Al rapimento era presente Elvira Proietti, di anni 13, amica della vittima, che non ha purtroppo saputo dare agli inquirenti indicazioni utili per lo svolgimento delle indagini.

L’omicidio viene attribuito al fantomatico Mostro di Roma, già ritenuto responsabile dell’uccisione di Bianca Ciarlieri avvenuta il 5 giugno 1924. Dopo Rosina Pelli, vengono purtroppo violentate e uccise altre due bambine: Elsa Berni e Armanda Leonardi.

Nell'aprile del 1927, viene fermato a Capri Ralph Lyonel Brydges, di anni 68, pastore della chiesa anglicana Holy Church di Roma, con l'accusa di atti di libidine violenta nei confronti di una bambina del luogo. Sospettato anche dei delitti di Roma, viene però prosciolto, in quanto "conosciuto favorevolmente dal console inglese".

Nel maggio 1927 viene arrestato Gino Girolimoni, di anni 38 che si dichiara innocente e completamente estraneo ai fatti. L' 8 marzo 1928 viene assolto dalla Corte d'Appello di Roma per non aver commesso i fatti.

Nell'aprile 1928 il reverendo Brydges viene formalmente imputato degli omicidi delle bambine, ma dopo qualche mese viene assolto per insufficienza di prove e rilasciato.

Dunque, nei primi anni del fascismo, questo "mostro" inafferrabile terrorizza indisturbato i quartieri romani di Borgo e di Ponte, seviziando ed uccidendo una serie di bambine.

Mentre la psicosi dell'assassino provoca tentativi di linciaggio e il suicidio di persone sospettate, la polizia, per usare un pessimo termine giornalistico, brancola nel buio più assoluto.

Per smentire le accuse di inefficienza mosse al regime, che aveva promesso ordine e tranquillità, Mussolini in persona, che è anche ministro dell'Interno, ordina di trovare il "mostro" ad ogni costo.

Grazie all'accusa di un marito geloso e all'ambizione di un brigadiere, voglioso di fare carriera, costui viene finalmente individuato in Gino Girolimoni, un provinciale che a Roma è riuscito a procurarsi una certa agiatezza.

Gli indizi contro di lui, come le presunte testimonianze che lo accusano, sono inconsistenti. Ma il regime annuncia trionfalmente di aver finalmente liberato la città dall'incubo del "mostro".

Tuttavia, benché asservita al fascismo, la stessa polizia deve ben presto riconoscere che Girolimoni é innocente. Della sua estraneità ai delitti e della sua scarcerazione, però, i giornali vengono obbligati a non far parola.

Prosegue così il duro calvario di Girolimoni che, impotente a lottare contro la convinzione popolare, che lo ritiene e lo vuole colpevole, scivola in un abbrutimento da cui non è più capace di riaversi.

Girolimoni, mai completamente scagionato, muore in miseria nel dicembre del 1961, dopo essere stato sottoposto, per l’intera sua esistenza, ad un autentico linciaggio virtuale.

Qual è stato il comportamento della stampa a quell'epoca?

Domani voglio proprio leggere qualche trafiletto.


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