Come dicevo ieri, tutti gli imputati hanno il diritto di essere giudicati nel corso di un iter processuale completo ed imparziale.
Però, a proposito di imparzialità e di clamorosi errori giudiziari, mi sembra giusto rimembrare la brutta e triste storia di Sacco e Vanzetti, la cui memoria è stata solennemente commemorata il 23 agosto scorso a Torremaggiore (FG), in occasione dell’ottantesimo anniversario della loro morte. Nel cimitero di Torremaggiore, città natale di Sacco, riposano infatti le salme dei due italiani ingiustamente condannati alla pena capitale.
L’associazione che porta il loro nome è guidata dalla nipote di Sacco, Fernanda, un’arzilla e dinamica signora di 75 anni che visita tutte le scuole americane per tramandare la triste vicenda di quel suo famigliare così particolare.
Anche il Quirinale ha trasmesso «l'apprezzamento» del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nei confronti della precitata manifestazione commemorativa che, «nel tenere viva la memoria dei due emigranti italiani, intende contribuire al movimento per l'abolizione della pena di morte, tappa fondamentale per la difesa dei diritti umani, sulla quale si è di recente registrato l'unanime consenso dell'Unione europea».
Chi erano Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti? Erano due emigrati italiani che furono ingiustamente condannati a morte e giustiziati sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927, nel penitenziario del Massachussetts (Usa).
Nicola Sacco era nato Torremaggiore (FG) il 22 aprile 1891 e faceva di professione il ciabattino. Bartolomeo Vanzetti era nato a Villafalletto (CN) l’11 giugno 1888 (dagli amici chiamato Trumlin) e gestiva una rivendita di pesci.
La loro autentica unica colpa fu quella di aver espresso e perseguito le proprie convinzioni politiche in un contesto sociale di uno Stato che si vantava di essere “libero” e democratico... tale però non dimostrò di essere.
Sacco e Vanzetti sono diventati il simbolo della lotta alle ingiustizie, prima fra tutte la pena capitale.
Vennero ingiustamente accusati di aver preso parte ad una rapina e di aver barbaramente ucciso un cassiere e una guardia.
Le prove evidenti della loro innocenza e la confessione del detenuto portoricano Celestino Madeiros, che li scagionò completamente, non vennero assolutamente prese in considerazione dal collegio giudicante.
Erano gli anni venti e negli Stati Uniti d’America era stato proclamato il proibizionismo. Il paese soffriva per la forte crisi economica. In quegli anni imperversavano bande di delinquenti che controllavano e gestivano qualsiasi attività illecita: dalla prostituzione al gioco d’azzardo, dal commercio clandestino di alcolici al racket delle estorsioni.
Quello era anche il periodo delle grandi rivendicazioni sindacali, nelle quali gli operai americani protestavano per ottenere un giusto salario e per rivendicare il riconoscimento dei più elementari diritti personali.
Gli imprenditori, dall’altro lato, difendevano le proprie logiche di profitto, trovando ottimi alleati nelle forze di polizia e nelle bande di gangsters. Le iniziative degli avversari ritenuti più pericolosi furono talvolta energicamente contrastate, facendo ricorso anche alla violenza.
Sacco e Vanzetti erano sicuramente due personaggi “scomodi”, non solo dal punto di vista politico, ma anche perchè erano le vere e proprie menti ispiratrici delle varie manifestazioni di protesta.
Vennero appunto arrestati perché trovati in possesso di documenti eversivi, oltre che di alcune armi. Tre giorni dopo, vennero anche accusati della rapina e dei due omicidi di cui sopra, avvenuti poche settimane prima.
Dopo tre processi, pieni di errori e incongruenze, Sacco e Vanzetti vennero condannati a morte nel 1921. A nulla servì la mobilitazione della stampa, la creazione di comitati per la liberazione degli innocenti e gli appelli più volte lanciati dall'Italia.
Il verdetto venne fortemente condizionato dal clima di “caccia alle streghe”, oltre che da un evidente sentimento razzista nei confronti degli immigrati italiani.
Contro l'esecuzione di Sacco e Vanzetti si mobilitarono non solo gli italiani d'America, ma anche intellettuali in tutto il mondo, tra i quali Bertrand Russel, George Bernard Shaw e John Dos Passos.
«Mai vivendo l'intera esistenza avremmo potuto sperare di fare così tanto per la tolleranza, la giustizia, la mutua comprensione fra gli uomini», disse appunto Bartolomeo Vanzetti, rivolgendosi alla giuria che lo aveva condannato alla pena capitale.
La stessa frase viene detta da Gian Maria Volontà in uno dei momenti più toccanti del film "Sacco e Vanzetti" di Giuliano Montalto del 1971, una pellicola divenuta presto un cult, grazie anche alla colonna sonora di Ennio Morricone interpretata da Joan Baez, autrice dei testi.
«Voi restate nella nostra memoria con la vostra agonia che diventa vittoria»: queste sono le parole di "Here's to you" che, insieme alla "Ballata per Sacco e Vanzetti", è entrata nel repertorio internazionale della canzone d'autore, sollevando le coscienze negli Usa su un caso da molti dimenticato.
Questa incresciosa vicenda non solo smosse le coscienze degli uomini dell'epoca ma, come un fantasma, continuò ad agitare l'America per decenni finché, nel 1977, ben cinquant'anni dopo, il Governatore del Massachusetts Michael Dukakis, riparando parzialmente all'errore del suo predecessore Fuller (che non fermò il boia ignorando i numerosi appelli alla sua clemenza) riconobbe in un documento ufficiale gli errori commessi nel processo e riabilitò completamente la memoria di Sacco e Vanzetti.
Perchè ho voluto ricordare questo triste episodio?
Ora non posso continuare. Ma domani sarò ancora qui ...