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| E' così buono Giovanni, ma ... - Banco del Mutuo Soccorso
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di brunoritchie [user #11773] - pubblicato il 09 maggio 2007 ore 09:09
Dall'Album "COME IN UN'ULTIMA CENA" (1976)
del Banco del Mutuo Soccorso "E' così buono Giovanni, ma..."
(musica: V. Nocenzi / testo: F. Di Giacomo, V. Nocenzi) Stendo
la mia voglia di luna
sopra le tue spalle
e sarò io
a darti il miele
per le tue labbra.
Ma non lasciare entrare il vento
a sciupare la tua fronte
sopra i miei campi di rose
forse puoi dormire.
Raccoglierò le tue paure
per portarle lontano
e sarò io l'anfora
dove tu
poserai le tue chiare lacrime
ma di più
io... ====================================
Questa è un'autentica poesia.
Non credo sia il caso di rovinarla con dei commenti personali.
La rileggo e ricordo i bei tempi andati, il 1976, la gioventù, la spensieratezza, le illusioni, le delusioni, gli amici che ancora incontro e quelli che da tempo non vedo più.
C'era anche Giovanni?
Si. C'era anche lui. Talvolta nei panni di un uomo, talvolta in quelli di una donna. Certe volte era mio padre, altre volte la mia mamma.
Ma il Giovanni che serbo più di ogni altro nel mio cuore è la mia cara nonna materna Teresa.
Quella dolce e dinamica vecchietta è stata, più di ogni altra persona, il mio punto di riferimento.
Mi consolava quando ero triste, mi dava la carica quando ero giù di corda, chiariva i miei dubbi, le mie incertezze, condivideva le mie esperienze e mi aiutava a farne tesoro. Mi aiutava a trovare il modo per evitare inutili errori e scansare gli innevitabili incidenti di percorso che si frappongono nella vita di tutti noi.
Mi ha sempre insegnato a distinguere con estrema serenità il bene dal male.
Aveva frequentato solo la terza elementare e si esprimeva quasi esclusivamente in dialetto astigiano. Ciononostante, era dotata di una saggezza infinita.
Leggeva molto e si teneva informata, anche se sovente non comprendeva bene quello che c'era scritto sui libri e sui giornali.
Aveva sempre una parola buona per tutti, anche per gli sconosciuti. Amava i bambini, gli animali, difendeva i più deboli e accorreva in soccorso degli afflitti.
Ha lavorato 23 anni in catena di montaggio alla Fiat, nel reparto carrozzeria. Mi ricordo che, nonostante fossero passati quasi 20 anni dalla data del suo pensionamento, le sue mani rimanevano ancora ruvide e rovinate. Aveva accettato di rimanere a casa, percependo una pensione minima, per poter aiutare la figlia ad accudire me e i miei due fratelli.
Nata il 9 settembre del 1902, è rimasta vedova per ben due volte: la prima volta a 31 anni, la seconda a 39. Ha sempre dovuto rimboccarsi le maniche e lavorare sodo per sbarcare il lunario e tirare su la sua unica figliola. Prima di lavorare alla Fiat si è arrangiata come meglio ha potuto e, per diversi mesi, si è adattata a fare l'aiuto-cuoca in una trattoria. A furia di cucinare per tante persone, aveva preso l'abitudine di preparare manicaretti in quantità industriali, anche quando ci mettevamo a tavola soltanto in tre.
Cucinava dunque molto volentieri e spesso soleva sedersi a tavola, non toccare cibo e osservare con estrema soddisfazione le persone che si stavano rifocillando.
Curava quasi tutte le faccende di casa e spesso sostituiva mia madre nel suo ruolo di educatrice (i miei genitori erano spesso costretti a spostarsi all'estero per motivi di lavoro).
Nonostante si affaticasse molto, non l'ho mai sentita lamentarsi, anche quando l'artrosi le aveva completamente deformato i piedi e le aveva quasi inchiodato le ginocchia.
Un brutto male ce l'ha portata via nel dicembre del 1981, dopo una sofferenza ed un'agonia durata quasi due mesi.
Prima di morire ebbe la forza di dirmi: "Ti faccio i miei auguri per il tuo nuovo lavoro. Comportati sempre bene e fai sempre il tuo dovere. Vedrai che tutto funzionerà bene".
Nonna, sei stata il mio angelo custode quando eri in vita. Ora lo sei di sicuro perchè sei diventata sicuramente un Angelo del Paradiso.
Ciao nonna e perdonami se, oggi, ti ho chiamata Giovanni.
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Dall'Album "COME IN UN'ULTIMA CENA" (1976)
del Banco del Mutuo Soccorso "E' così buono Giovanni, ma..."
(musica: V. Nocenzi / testo: F. Di Giacomo, V. Nocenzi) Stendo
la mia voglia di luna
sopra le tue spalle
e sarò io
a darti il miele
per le tue labbra.
Ma non lasciare entrare il vento
a sciupare la tua fronte
sopra i miei campi di rose
forse puoi dormire.
Raccoglierò le tue paure
per portarle lontano
e sarò io l'anfora
dove tu
poserai le tue chiare lacrime
ma di più
io... ====================================
Questa è un'autentica poesia.
Non credo sia il caso di rovinarla con dei commenti personali.
La rileggo e ricordo i bei tempi andati, il 1976, la gioventù, la spensieratezza, le illusioni, le delusioni, gli amici che ancora incontro e quelli che da tempo non vedo più.
C'era anche Giovanni?
Si. C'era anche lui. Talvolta nei panni di un uomo, talvolta in quelli di una donna. Certe volte era mio padre, altre volte la mia mamma.
Ma il Giovanni che serbo più di ogni altro nel mio cuore è la mia cara nonna materna Teresa.
Quella dolce e dinamica vecchietta è stata, più di ogni altra persona, il mio punto di riferimento.
Mi consolava quando ero triste, mi dava la carica quando ero giù di corda, chiariva i miei dubbi, le mie incertezze, condivideva le mie esperienze e mi aiutava a farne tesoro. Mi aiutava a trovare il modo per evitare inutili errori e scansare gli innevitabili incidenti di percorso che si frappongono nella vita di tutti noi.
Mi ha sempre insegnato a distinguere con estrema serenità il bene dal male.
Aveva frequentato solo la terza elementare e si esprimeva quasi esclusivamente in dialetto astigiano. Ciononostante, era dotata di una saggezza infinita.
Leggeva molto e si teneva informata, anche se sovente non comprendeva bene quello che c'era scritto sui libri e sui giornali.
Aveva sempre una parola buona per tutti, anche per gli sconosciuti. Amava i bambini, gli animali, difendeva i più deboli e accorreva in soccorso degli afflitti.
Ha lavorato 23 anni in catena di montaggio alla Fiat, nel reparto carrozzeria. Mi ricordo che, nonostante fossero passati quasi 20 anni dalla data del suo pensionamento, le sue mani rimanevano ancora ruvide e rovinate. Aveva accettato di rimanere a casa, percependo una pensione minima, per poter aiutare la figlia ad accudire me e i miei due fratelli.
Nata il 9 settembre del 1902, è rimasta vedova per ben due volte: la prima volta a 31 anni, la seconda a 39. Ha sempre dovuto rimboccarsi le maniche e lavorare sodo per sbarcare il lunario e tirare su la sua unica figliola. Prima di lavorare alla Fiat si è arrangiata come meglio ha potuto e, per diversi mesi, si è adattata a fare l'aiuto-cuoca in una trattoria. A furia di cucinare per tante persone, aveva preso l'abitudine di preparare manicaretti in quantità industriali, anche quando ci mettevamo a tavola soltanto in tre.
Cucinava dunque molto volentieri e spesso soleva sedersi a tavola, non toccare cibo e osservare con estrema soddisfazione le persone che si stavano rifocillando.
Curava quasi tutte le faccende di casa e spesso sostituiva mia madre nel suo ruolo di educatrice (i miei genitori erano spesso costretti a spostarsi all'estero per motivi di lavoro).
Nonostante si affaticasse molto, non l'ho mai sentita lamentarsi, anche quando l'artrosi le aveva completamente deformato i piedi e le aveva quasi inchiodato le ginocchia.
Un brutto male ce l'ha portata via nel dicembre del 1981, dopo una sofferenza ed un'agonia durata quasi due mesi.
Prima di morire ebbe la forza di dirmi: "Ti faccio i miei auguri per il tuo nuovo lavoro. Comportati sempre bene e fai sempre il tuo dovere. Vedrai che tutto funzionerà bene".
Nonna, sei stata il mio angelo custode quando eri in vita. Ora lo sei di sicuro perchè sei diventata sicuramente un Angelo del Paradiso.
Ciao nonna e perdonami se, oggi, ti ho chiamata Giovanni. |
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