|
|
|
| Commento del 13/1/2007 su LOTUS - C. Santana
|
|
|
di brunoritchie [user #11773] - pubblicato il 22 aprile 2007 ore 19:49
Sono andato a ripescare il mio commento relativo alla recensione scritta dalla Redazione di Accordo sull'album LOTUS di Carlos Santana.La mia risposta è del 13 Gennaio 2007
Mi hanno dato 2 (DUE) - Condivisibile.
Ma allora, per prendere bei voti a scuola (anche se solo un due al posto del consueto uno), bisogna essere per forza ipercritici?Bah! Comunque sono sicuro di aver scritto esattamente quello che penso. Veramente, ai tempi in cui uscì l'Album in questione, ero addirittura furioso!inizia ..."
Di Lotus conservo ancora oggi sentimenti contrastanti.
Quando acquistai ed ascoltai per la prima volta quel glorioso e così ben confezionato vinile (che tutt'ora posseggo), utilizzando quasi tutti i miei sudati risparmi, rimasi sicuramente deluso.
La performance generale di tutta la Band non mi sembrò eccezionale, fatte le dovute eccezioni per Tom Coster - assolutamente superbo ed innovativo per quei tempi e in tale contesto - e per Michael Shrieve, batterista di ottimo livello tecnico che non mi sembra sia mai stato degnamente rimpiazzato.
L'esecuzione di Carlos mi parve invece mediocre, piena di virtuosismi striduli e ridondanti ed ispirata da un atteggiamento egocentrico e maniacale.
La chitarra, in effetti, è regolata a livelli di volume assurdi e stratosferici, tali da coprire e sovrastare quasi sempre tutti gli altri strumenti. Ad esempio, quando entra il piano elettrico in "Samba Pa Ti" si fa quasi fatica a sentirlo, tanto viene suonato in silenzio, quasi per non disturbare ...
Che dire poi degli "stecconi" presi da Leon Thomas e dai vari coristi? Roba da brivido!
Aggiungerei che la registrazione dell'Album non è obiettivamente eccellente, soprattutto se la si paragona a quella di "Made in Japan" dei Deep Purple, per la quale i tecnici giapponesi della Sony riuscirono a compiere un autentico miracolo, utilizzando un equipaggiamento tecnologico assolutamente "essenziale".
All'epoca avevo solo 16 anni ed ero convinto di aver speso male le mie 30000 lire (se non ricordo male costava tantissimo!).
Certi atteggiamenti da "guru" mi sembravano poi più animati da scopi commerciali che da una reale convinzione e da una effettiva filosofia di vita (andava infatti di moda fare l'esperienza del viaggio in India ed atteggiarsi a "Santone Indiano").
Mi domandavo quindi che fine avessero fatto i bei tempi (neanche tanto remoti) di Abraxas e Caravanserai.
Con il tempo e con la maturità acquisita, animato da un sentimento maggiormente tollerante, ho riscoperto Lotus e l'ho completamente rivalutato, scoprendo il reale messaggio che forse Carlos aveva maturato a livello inconscio e che solo anni dopo è riuscito ad esprimere compiutamente.
Non disdegno di riascoltarmelo, di tanto in tanto, utilizzando però la versione recentemente distribuita - in doppio CD - dal Gruppo Editoriale l'Espresso, da me acquistata in edicola: rende molto bene l'idea, anche se non ha lo stesso fascino del vinile originale.
... " finisce
|
Sono andato a ripescare il mio commento relativo alla recensione scritta dalla Redazione di Accordo sull'album LOTUS di Carlos Santana. La mia risposta è del 13 Gennaio 2007
Mi hanno dato 2 (DUE) - Condivisibile.
Ma allora, per prendere bei voti a scuola (anche se solo un due al posto del consueto uno), bisogna essere per forza ipercritici? Bah! Comunque sono sicuro di aver scritto esattamente quello che penso. Veramente, ai tempi in cui uscì l'Album in questione, ero addirittura furioso! inizia ..."
Di Lotus conservo ancora oggi sentimenti contrastanti.
Quando acquistai ed ascoltai per la prima volta quel glorioso e così ben confezionato vinile (che tutt'ora posseggo), utilizzando quasi tutti i miei sudati risparmi, rimasi sicuramente deluso.
La performance generale di tutta la Band non mi sembrò eccezionale, fatte le dovute eccezioni per Tom Coster - assolutamente superbo ed innovativo per quei tempi e in tale contesto - e per Michael Shrieve, batterista di ottimo livello tecnico che non mi sembra sia mai stato degnamente rimpiazzato.
L'esecuzione di Carlos mi parve invece mediocre, piena di virtuosismi striduli e ridondanti ed ispirata da un atteggiamento egocentrico e maniacale.
La chitarra, in effetti, è regolata a livelli di volume assurdi e stratosferici, tali da coprire e sovrastare quasi sempre tutti gli altri strumenti. Ad esempio, quando entra il piano elettrico in "Samba Pa Ti" si fa quasi fatica a sentirlo, tanto viene suonato in silenzio, quasi per non disturbare ...
Che dire poi degli "stecconi" presi da Leon Thomas e dai vari coristi? Roba da brivido!
Aggiungerei che la registrazione dell'Album non è obiettivamente eccellente, soprattutto se la si paragona a quella di "Made in Japan" dei Deep Purple, per la quale i tecnici giapponesi della Sony riuscirono a compiere un autentico miracolo, utilizzando un equipaggiamento tecnologico assolutamente "essenziale".
All'epoca avevo solo 16 anni ed ero convinto di aver speso male le mie 30000 lire (se non ricordo male costava tantissimo!).
Certi atteggiamenti da "guru" mi sembravano poi più animati da scopi commerciali che da una reale convinzione e da una effettiva filosofia di vita (andava infatti di moda fare l'esperienza del viaggio in India ed atteggiarsi a "Santone Indiano").
Mi domandavo quindi che fine avessero fatto i bei tempi (neanche tanto remoti) di Abraxas e Caravanserai.
Con il tempo e con la maturità acquisita, animato da un sentimento maggiormente tollerante, ho riscoperto Lotus e l'ho completamente rivalutato, scoprendo il reale messaggio che forse Carlos aveva maturato a livello inconscio e che solo anni dopo è riuscito ad esprimere compiutamente.
Non disdegno di riascoltarmelo, di tanto in tanto, utilizzando però la versione recentemente distribuita - in doppio CD - dal Gruppo Editoriale l'Espresso, da me acquistata in edicola: rende molto bene l'idea, anche se non ha lo stesso fascino del vinile originale.
... " finisce |
|
|
|
|
|
|