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TFR TFR TFR TFR TFR

di brunoritchie [user #11773] - pubblicato il 21 aprile 2007 ore 15:30
CON IL TFR LA PREVIDENZA TORNA IN PRIMO PIANO.Editoriale di Francis Candylaftis, Amministratore Delegato di CAAM SGR, pubblicato su “Orizzonte e Investimenti – CAAM Fondi News” di Febbraio 2007.In queste ultime settimane un tema occupa stabilmente le pagine economiche di giornali e televisione: la riforma del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) e la scelta che milioni di lavoratori dovranno fare entro giugno circa la sua destinazione. La mobilitazione sociale legata a questa scelta ha già ottenuto un primo importante risultato, riportando al centro dell’attenzione il tema della previdenza integrativa. Infatti, sono proprio i fondi pensione il perno della riforma che offre per la prima volta ai lavoratori la possibilità di scegliere come investire per il proprio futuro. Questa libertà comporta naturalmente una responsabilità in capo al lavoratore che deve quindi operare una scelta consapevole, valutando il fondo pensione per lo meno sulla base di 2 elementi: la solidità del gestore e la capacità di generare risultati. La solidità di chi propone un fondo pensione è un elemento abbastanza intuitivo. Il lavoratore deve compiere una scelta che inciderà sul livello del suo benessere tra 10-20-30 anni e appare quindi sensato affidarsi a istituzioni serie ed affidabili. Con riferimento invece alla performance, occorre sottolineare che questa dipende sia dall’abilità del gestore, sia dalle scelte del sottoscrittore. Il primo punto è abbastanza scontato: meglio scegliere gestori con una buona storia di performance alle spalle, in grado di creare valore per l’investitore. Ma anche il secondo è un punto importante: il risultato finale in termini di capitale accumulato dipenderà infatti dal tipo di investimento scelto (in pratica quanto rischio si è disposti a sopportare a fronte del rendimento desiderato). La capacità di accumulare un capitale adeguato per costruire una rendita integrativa nel periodo della pensione è quindi anche nelle mani dell’individuo: scelte troppo prudenti ispirate dalla paura di perdite nel breve termine rischiano di pregiudicare il processo di accumulazione di lungo periodo, necessariamente legato alla crescita delle economie e alla partecipazione ai mercati azionari. Un corretto piano previdenziale di lungo termine non dovrebbe quindi rinunciare al loro contributo. ******* TFR, TFR; TFR ... il puntoArticolo di Nadia Vavassori, Responsabile del Fondo CAAM SGR, pubblicato su “Orizzonte e Investimenti – CAAM Fondi News” di Febbraio 2007.Da due mesi a questa parte non si parla d’altro: cosa fare del proprio TFR? Vi offriamo anche il nostro contributo per aiutarvi a rispondere alla domanda, cercando di capire cosa è cambiato e come muoversi.All’inizio lo si diceva per scherzo, poi, con il passare del tempo, con maggiore consapevolezza. Oggi è una realtà: la pensione pubblica non basta più. Cos’è cambiato? Direi la popolazione italiana. Sotto due profili: da un lato si è allungata la vita media, dall’altro, è diminuito, nel tempo, il tasso di natalità. Ciò significa che si percepisce la pensione per un maggior periodo, che ci sono meno giovani che versano i contributi necessari ad alimentare il flusso delle pensioni e che i benefici del passaggio al sistema contributivo introdotto dalla Riforma Dini produrranno i primi effetti tra almeno 10 anni. E’ chiaro che, a queste condizioni, il sistema pubblico non è più in grado di sostenere l’attuale sistema pensionistico. Ed ecco che si parla di pensione integrativa. L’argomento in realtà non è nuovo. Stiamo parlando di un percorso avviato 10 anni fa e finalizzato alla costituzione dei cosiddetti secondo e terzo pilastro previdenziale; cioè della previdenza aziendale, realizzata dal lavoratore insieme alla propria azienda, e della previdenza individuale. In Italia tuttavia il sistema ha faticato a decollare. Oggi il Governo ha impresso un’accelerata al processo con l’ultima Finanziaria, che ha anticipato di un anno la riforma inizialmente prevista per il 2008.Vogliamo ricordare in poche parole i contenuti della riforma? Prima di tutto ne ricorderei l’importante finalità: consentire ai lavoratori italiani di costituirsi un’adeguata pensione integrativa, in grado di assicurare il mantenimento dell’attuale tenore di vita. In base alla riforma, i lavoratori avranno tempo fino al 30 giugno per decidere se mantenere il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) in azienda o se versarlo in forma di previdenza complementare (fondi negoziali, fondi pensione aperti, polizze individuali). E’ necessario specificare che, nella prima ipotesi, il TFR rimarrà in azienda solo per realtà con meno di 50 dipendenti. Per le aziende con un maggior numero di lavoratori, infatti, il TFR verrà trasferito al conto per l’erogazione del TFR depositato presso l’INPS e dedicato al finanziamento di opere pubbliche. Fin qui la riforma. Parliamo adesso di fondi pensione aperti. Perchè scegliere questa strada rispetto ai fondi pensione di categoria? La premessa a questa risposta è che esistono fondi, sia tra gli aperti che tra i negoziali, diversi tra loro per pricing ed evoluzione di prodotto e di gestione finanziaria. I gestori dei fondi pensione possono gestire sia i fondi negoziali sia quelli aperti. Nel primo caso, tuttavia, sono soggetti a dei limiti esterni che ne circoscrivono l’operatività. Nei fondi aperti, invece, i gestori hanno la possibilità di definire direttamente le strategie di investimento previdenziale, gestendo in modo ottimale le risorse che andranno a integrare la pensione. I fondi pensione aperti sono flessibili per il fatto che sono intercategoriali e seguono il lavoratore in tutte le fasi della vita lavorativa, indipendentemente dal suo inquadramento professionale (dipendente e/o libero professionista).Quali sono i vantaggi fiscali dell’adesione alla previdenza complementare? In primo luogo i contributi versati sono deducibili dal reddito imponibile fino ad un massimo di 5164,67 Euro. Precisiamo che, alla formazione di questo tetto massimo, concorrono – oltre ai contributi versati dal lavoratore – anche quelli eventuali a carico del datore di lavoro e quelli versati a favore dei soggetti fiscalmente a carico. In secondo luogo, sul risultato netto maturato ogni anno dal fondo pensione grava una ritenuta dell’11%, più bassa rispetto a quella prevista per altre forme di investimento (12,50% e 27%). Infine la prestazione finale, rendita e capitale, è soggetta a un’aliquota fissa del 15%, con una riduzione dello 0,30% per ogni anno di adesione oltre il quindicesimo. Dopo 35 anni di adesione si pagherà quindi l’aliquota minima, pari al 9%.Certo che decidere a quale fondo affidare il proprio futuro non è una scelta da poco. Concordo, ma aggiungo alcune riflessioni che mi sembra possano essere d’aiuto. Innanzitutto bisogna cambiare ottica: non stiamo parlando di un investimento tradizionale, ma di un impiego di capitali con natura previdenziale. In questo senso l’orizzonte temporale di lungo periodo diventa dominante e l’investimento azionario diventa un’opportunità da non scartare a priori per paura del rischio. I mercati azionari sono infatti rischiosi nel breve periodo, ma remunerativi nel lungo. Un buon piano previdenziale dovrebbe quindi prevedere anche questa componente.Cos’altro potrebbe aiutare a orientarsi nella scelta? Risultati e costi sono dei buoni parametri. Meglio indirizzarsi verso gestori che hanno già maturato una esperienza nella gestione previdenziale, ricordiamoci che i primi fondi pensione aperti e negoziali sono partiti già tra il 1998 e il 2000 e quindi oggi possono vantare un track record storico significativo. Anche qui, tra l’altro, vale il discorso dell’orizzonte temporale. Pensiamo a 2 investimenti con una differenza di rendimento nell’ordine di mezzo punto percentuale. Su un orizzonte di breve termine - 2/3 anni – la differenza è piccola, su un orizzonte di 20 anni la differenza diventa significativa. Ad esempio: 1000 Euro investiti al 5,5% generano dopo 25 anni un capitale di 3810 Euro; il risultato scende a 3380 Euro in presenza di un tasso di rendimento del 5%. Quanto ai costi, bisogna fare attenzione a considerarli tutti, senza fermarsi alle sole commissioni di gestione, per effettuare dei confronti corretti.I vantaggi per i dipendenti:• Regole del piano e aliquote di contribuzione in linea con le proprie esigenze • Gestione professionale del risparmio previdenziale • Investimento sul mercato dei flussi derivanti dal conferimento del TFR con la possibilità di conseguire rendimenti più elevati di quelli attualmente previsti in azienda • Possibilità di accedere a strumenti finanziari a condizioni economiche più vantaggiose rispetto all’investimento individuale • Tutela in materia di trasparenza e di gestione degli investimenti.I vantaggi per le aziende:• Individuazione di soluzioni previdenziali efficienti • Offerta ai propri dipendenti di uno strumento efficiente in linea con le loro esigenze previdenziali • Prevenzione del rischio che i propri dipendenti ricorrano a soluzioni individuali con il conseguente impatto amministrativo e gestionale. Infatti, a seguito dell’equiparazione tra diverse forme di previdenza, il dipendente può liberamente scegliere un fondo pensione sul mercato. Le Vostre domande: • Sono un’impiegata di 35 e lavoro da cinque anni in un’azienda con più di 50 dipendenti. Vorrei far confluire il mio TFR alla previdenza complementare. Come posso fare? Per far confluire il TFR alla previdenza complementare deve scegliere, entro il 30/06/2007, se aderire su base collettiva o individuale. Considerando gli anni mancanti al suo pensionamento, se ha una discreta propensione al rischio, può scegliere il comparto più dinamico del fondo pensione, almeno per i primi anni di adesione. Successivamente potrà modificare l’investimento, spostandolo verso i comparti più prudenti, man mano che si avvicinerà il momento del pensionamento.• Ho sottoscritto un fondo pensione di cui non sono soddisfatta: posso spostare la mia posizione su un altro fondo pensione aperto? Sì. Se l’attuale fondo pensione non la soddisfa, può spostarsi in un altro fondo. Le ricordiamo però che, per legge, il trasferimento da un Fondo Pensione a un altro è possibile solo dopo due anni di permanenza.• Ho 23 anni e lavoro da pochi mesi come libero professionista. Mi conviene aderire ad un fondo pensione aperto? I lavoratori più giovani sono, allo stesso tempo, coloro che hanno il maggior vantaggio e la maggiore necessità di aderire a un fondo pensione. Più vantaggio perchè possono diluire il loro investimento previdenziale in un periodo più lungo, senza che questo pesi eccessivamente sul loro bilancio familiare. Più necessità perchè sono coloro che avranno, dal sistema previdenziale obbligatorio, prestazioni più limitate in rapporto all’ultimo reddito da lavoro.• Ho 57 anni e lavoro in una società multinazionale. Sono ancora in tempo ad aderire a un fondo pensione aperto? Anche se non le manca molto al pensionamento, può aderire a un fondo pensione aperto, sfruttando i vantaggi fiscali offerti dall’attuale normativa e usufruendo della possibilità di continuare a versare anche da pensionato.

CON IL TFR LA PREVIDENZA TORNA IN PRIMO PIANO.

Editoriale di Francis Candylaftis, Amministratore Delegato di CAAM SGR, pubblicato su “Orizzonte e Investimenti – CAAM Fondi News” di Febbraio 2007.

In queste ultime settimane un tema occupa stabilmente le pagine economiche di giornali e televisione: la riforma del Trattamento di Fine Rapporto (TFR) e la scelta che milioni di lavoratori dovranno fare entro giugno circa la sua destinazione. La mobilitazione sociale legata a questa scelta ha già ottenuto un primo importante risultato, riportando al centro dell’attenzione il tema della previdenza integrativa. Infatti, sono proprio i fondi pensione il perno della riforma che offre per la prima volta ai lavoratori la possibilità di scegliere come investire per il proprio futuro. Questa libertà comporta naturalmente una responsabilità in capo al lavoratore che deve quindi operare una scelta consapevole, valutando il fondo pensione per lo meno sulla base di 2 elementi: la solidità del gestore e la capacità di generare risultati. La solidità di chi propone un fondo pensione è un elemento abbastanza intuitivo. Il lavoratore deve compiere una scelta che inciderà sul livello del suo benessere tra 10-20-30 anni e appare quindi sensato affidarsi a istituzioni serie ed affidabili. Con riferimento invece alla performance, occorre sottolineare che questa dipende sia dall’abilità del gestore, sia dalle scelte del sottoscrittore. Il primo punto è abbastanza scontato: meglio scegliere gestori con una buona storia di performance alle spalle, in grado di creare valore per l’investitore. Ma anche il secondo è un punto importante: il risultato finale in termini di capitale accumulato dipenderà infatti dal tipo di investimento scelto (in pratica quanto rischio si è disposti a sopportare a fronte del rendimento desiderato). La capacità di accumulare un capitale adeguato per costruire una rendita integrativa nel periodo della pensione è quindi anche nelle mani dell’individuo: scelte troppo prudenti ispirate dalla paura di perdite nel breve termine rischiano di pregiudicare il processo di accumulazione di lungo periodo, necessariamente legato alla crescita delle economie e alla partecipazione ai mercati azionari. Un corretto piano previdenziale di lungo termine non dovrebbe quindi rinunciare al loro contributo.

*******

TFR, TFR; TFR ... il punto

Articolo di Nadia Vavassori, Responsabile del Fondo CAAM SGR, pubblicato su “Orizzonte e Investimenti – CAAM Fondi News” di Febbraio 2007.

Da due mesi a questa parte non si parla d’altro: cosa fare del proprio TFR? Vi offriamo anche il nostro contributo per aiutarvi a rispondere alla domanda, cercando di capire cosa è cambiato e come muoversi.

All’inizio lo si diceva per scherzo, poi, con il passare del tempo, con maggiore consapevolezza. Oggi è una realtà: la pensione pubblica non basta più. Cos’è cambiato? Direi la popolazione italiana. Sotto due profili: da un lato si è allungata la vita media, dall’altro, è diminuito, nel tempo, il tasso di natalità. Ciò significa che si percepisce la pensione per un maggior periodo, che ci sono meno giovani che versano i contributi necessari ad alimentare il flusso delle pensioni e che i benefici del passaggio al sistema contributivo introdotto dalla Riforma Dini produrranno i primi effetti tra almeno 10 anni. E’ chiaro che, a queste condizioni, il sistema pubblico non è più in grado di sostenere l’attuale sistema pensionistico. Ed ecco che si parla di pensione integrativa. L’argomento in realtà non è nuovo. Stiamo parlando di un percorso avviato 10 anni fa e finalizzato alla costituzione dei cosiddetti secondo e terzo pilastro previdenziale; cioè della previdenza aziendale, realizzata dal lavoratore insieme alla propria azienda, e della previdenza individuale. In Italia tuttavia il sistema ha faticato a decollare. Oggi il Governo ha impresso un’accelerata al processo con l’ultima Finanziaria, che ha anticipato di un anno la riforma inizialmente prevista per il 2008.

Vogliamo ricordare in poche parole i contenuti della riforma? Prima di tutto ne ricorderei l’importante finalità: consentire ai lavoratori italiani di costituirsi un’adeguata pensione integrativa, in grado di assicurare il mantenimento dell’attuale tenore di vita. In base alla riforma, i lavoratori avranno tempo fino al 30 giugno per decidere se mantenere il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) in azienda o se versarlo in forma di previdenza complementare (fondi negoziali, fondi pensione aperti, polizze individuali). E’ necessario specificare che, nella prima ipotesi, il TFR rimarrà in azienda solo per realtà con meno di 50 dipendenti. Per le aziende con un maggior numero di lavoratori, infatti, il TFR verrà trasferito al conto per l’erogazione del TFR depositato presso l’INPS e dedicato al finanziamento di opere pubbliche.

Fin qui la riforma. Parliamo adesso di fondi pensione aperti. Perchè scegliere questa strada rispetto ai fondi pensione di categoria? La premessa a questa risposta è che esistono fondi, sia tra gli aperti che tra i negoziali, diversi tra loro per pricing ed evoluzione di prodotto e di gestione finanziaria. I gestori dei fondi pensione possono gestire sia i fondi negoziali sia quelli aperti. Nel primo caso, tuttavia, sono soggetti a dei limiti esterni che ne circoscrivono l’operatività. Nei fondi aperti, invece, i gestori hanno la possibilità di definire direttamente le strategie di investimento previdenziale, gestendo in modo ottimale le risorse che andranno a integrare la pensione. I fondi pensione aperti sono flessibili per il fatto che sono intercategoriali e seguono il lavoratore in tutte le fasi della vita lavorativa, indipendentemente dal suo inquadramento professionale (dipendente e/o libero professionista).

Quali sono i vantaggi fiscali dell’adesione alla previdenza complementare? In primo luogo i contributi versati sono deducibili dal reddito imponibile fino ad un massimo di 5164,67 Euro. Precisiamo che, alla formazione di questo tetto massimo, concorrono – oltre ai contributi versati dal lavoratore – anche quelli eventuali a carico del datore di lavoro e quelli versati a favore dei soggetti fiscalmente a carico. In secondo luogo, sul risultato netto maturato ogni anno dal fondo pensione grava una ritenuta dell’11%, più bassa rispetto a quella prevista per altre forme di investimento (12,50% e 27%). Infine la prestazione finale, rendita e capitale, è soggetta a un’aliquota fissa del 15%, con una riduzione dello 0,30% per ogni anno di adesione oltre il quindicesimo. Dopo 35 anni di adesione si pagherà quindi l’aliquota minima, pari al 9%.

Certo che decidere a quale fondo affidare il proprio futuro non è una scelta da poco. Concordo, ma aggiungo alcune riflessioni che mi sembra possano essere d’aiuto. Innanzitutto bisogna cambiare ottica: non stiamo parlando di un investimento tradizionale, ma di un impiego di capitali con natura previdenziale. In questo senso l’orizzonte temporale di lungo periodo diventa dominante e l’investimento azionario diventa un’opportunità da non scartare a priori per paura del rischio. I mercati azionari sono infatti rischiosi nel breve periodo, ma remunerativi nel lungo. Un buon piano previdenziale dovrebbe quindi prevedere anche questa componente.

Cos’altro potrebbe aiutare a orientarsi nella scelta? Risultati e costi sono dei buoni parametri. Meglio indirizzarsi verso gestori che hanno già maturato una esperienza nella gestione previdenziale, ricordiamoci che i primi fondi pensione aperti e negoziali sono partiti già tra il 1998 e il 2000 e quindi oggi possono vantare un track record storico significativo. Anche qui, tra l’altro, vale il discorso dell’orizzonte temporale. Pensiamo a 2 investimenti con una differenza di rendimento nell’ordine di mezzo punto percentuale. Su un orizzonte di breve termine - 2/3 anni – la differenza è piccola, su un orizzonte di 20 anni la differenza diventa significativa. Ad esempio: 1000 Euro investiti al 5,5% generano dopo 25 anni un capitale di 3810 Euro; il risultato scende a 3380 Euro in presenza di un tasso di rendimento del 5%. Quanto ai costi, bisogna fare attenzione a considerarli tutti, senza fermarsi alle sole commissioni di gestione, per effettuare dei confronti corretti.

I vantaggi per i dipendenti:

• Regole del piano e aliquote di contribuzione in linea con le proprie esigenze • Gestione professionale del risparmio previdenziale • Investimento sul mercato dei flussi derivanti dal conferimento del TFR con la possibilità di conseguire rendimenti più elevati di quelli attualmente previsti in azienda • Possibilità di accedere a strumenti finanziari a condizioni economiche più vantaggiose rispetto all’investimento individuale • Tutela in materia di trasparenza e di gestione degli investimenti.

I vantaggi per le aziende:

• Individuazione di soluzioni previdenziali efficienti • Offerta ai propri dipendenti di uno strumento efficiente in linea con le loro esigenze previdenziali • Prevenzione del rischio che i propri dipendenti ricorrano a soluzioni individuali con il conseguente impatto amministrativo e gestionale. Infatti, a seguito dell’equiparazione tra diverse forme di previdenza, il dipendente può liberamente scegliere un fondo pensione sul mercato.

Le Vostre domande:

• Sono un’impiegata di 35 e lavoro da cinque anni in un’azienda con più di 50 dipendenti. Vorrei far confluire il mio TFR alla previdenza complementare. Come posso fare? Per far confluire il TFR alla previdenza complementare deve scegliere, entro il 30/06/2007, se aderire su base collettiva o individuale. Considerando gli anni mancanti al suo pensionamento, se ha una discreta propensione al rischio, può scegliere il comparto più dinamico del fondo pensione, almeno per i primi anni di adesione. Successivamente potrà modificare l’investimento, spostandolo verso i comparti più prudenti, man mano che si avvicinerà il momento del pensionamento.

• Ho sottoscritto un fondo pensione di cui non sono soddisfatta: posso spostare la mia posizione su un altro fondo pensione aperto? Sì. Se l’attuale fondo pensione non la soddisfa, può spostarsi in un altro fondo. Le ricordiamo però che, per legge, il trasferimento da un Fondo Pensione a un altro è possibile solo dopo due anni di permanenza.

• Ho 23 anni e lavoro da pochi mesi come libero professionista. Mi conviene aderire ad un fondo pensione aperto? I lavoratori più giovani sono, allo stesso tempo, coloro che hanno il maggior vantaggio e la maggiore necessità di aderire a un fondo pensione. Più vantaggio perchè possono diluire il loro investimento previdenziale in un periodo più lungo, senza che questo pesi eccessivamente sul loro bilancio familiare. Più necessità perchè sono coloro che avranno, dal sistema previdenziale obbligatorio, prestazioni più limitate in rapporto all’ultimo reddito da lavoro.

• Ho 57 anni e lavoro in una società multinazionale. Sono ancora in tempo ad aderire a un fondo pensione aperto? Anche se non le manca molto al pensionamento, può aderire a un fondo pensione aperto, sfruttando i vantaggi fiscali offerti dall’attuale normativa e usufruendo della possibilità di continuare a versare anche da pensionato.


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